Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: il contributo della CPO di Stampa Romana

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Portavano nomi importanti: Minerva, Patria, Maria. Sono le tre sorelle Mirabal massacrate il 25 novembre 1960 in una piantagione di canna da zucchero sulla strada verso Puerto Plata, una delle province della Repubblica Domenicana. All’eccidio delle tre sorelle Mirabal è stata ispirata la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile sulle donne. Stabilita con la risoluzione Onu 54/134 del 17 dicembre 1999. https://www.monitorenapoletano.it/monitopedia/enciplopedia/r/104-risoluzione-onu-54134-del-17-dicembre-1999-giornata-internazionale-per-leliminazione-della-violenza-sulle-donne.html

Raccontare perché il 25 novembre è dedicato in tutto il mondo all’eliminazione della violenza maschile sulle donne (International Day for the Elimination of Violence against Women) è il contributo a questo giorno della Commissione Pari Opportunità di Stampa Romana.

La Repubblica Domenicana è un’isoletta nell’oceano Atlantico. E’ il prolungamento di Haiti, sta fra Cuba e il Mar dei Caraibi. Un giorno di dicembre del 1492 ci arrivò Cristoforo Colombo. Le cronache dicono il 5. Divenne il primo insediamento europeo schiavista del colonialismo spagnolo. La popolazione autoctona si decimò per le morti da infezioni portate dai colonizzatori. Si ribellò ricorrendo al suicidio di massa e persino all’aborto per non offrire ulteriori corpi allo sfruttamento. Ciò, per dire che il seme della ribellione all’autoritarismo si consolidò fortemente nella popolazione, provata oltre ogni limite. 

Questo seme germogliò in Minerva, Patria, Maria  Mirabal, quattrocentocinquanta anni dopo. 

E’ il 1949. Al potere della Repubblica Domenicana c’è da diciassette anni Rafael Leònidas Trujillo.

Minou Tavares Mirabal, figlia di Minerva, racconta che il dittatore tentò di sedurre la madre in tutti i modi. «Arrogante e megalomane, in quegli anni Trujillo si comportava da padrone e quando desiderava una cosa, doveva essere sua. Donne incluse. Mandava i suoi assistenti a cercare le più belle per soddisfare i suoi piaceri. Nel 1949 organizzò varie feste per incontrare mia madre, ma lei rifiutò sempre. Poi un giorno il governatore della Provincia venne a casa della mia famiglia a portare l’ennesimo invito e disse a mia nonna: “Assicurati che Minerva stia bene e in salute perché questa volta non accettiamo scuse”. Non era una richiesta, era un ordine, un obbligo. Così andò e alla festa Trujillo volle ballare con lei

Minerva aveva 23 anni, era bellissima e forte. Veniva da una famiglia benestante e il dittatore pretese la sua presenza alla festa da ballo del 13 dicembre organizzato per la festa di San Cristobal con la società più ricca di Moca e Salcedo. La invita a ballare, inizia a circuirla, lei lo respinge manifestando chiaramente la sua ostilità all’uomo e al dittatore. 

Cominciano da quel giorno le rappresaglie contro la famiglia Mirabal, Minerva verrà arrestata il giorno dopo, poi toccò al padre. I beni della famiglia furono prima confiscati, poi furono incamerati nel patrimonio del dittatore. A ventisei anni, nel 1952, Minerva riesce a iscriversi all’Università di Santo Domingo. Studia diritto, conosce Manolo Tavares Justo, lo sposa, si laurea. Trujillo le negò il permesso di esercitare la professione di avvocata.

Patria aveva un’indole più mite. Le cronache la descrivono allegra, lei si definiva andariega, una girovaga, anche se si era sposata a sedici anni e aveva quattro figli. Maria segue la sorella Minerva nella militanza politica e si iscrive all’università per seguire gli studi di Architettura. Negli anni la consapevolezza politica si fece militanza e il 9 gennaio 1960 a casa di Minerva si fondò il movimento clandestino rivoluzionario “14 giugno”. Il nome in codice che scelsero fu mariposas, farfalle.

Il Movimento si strutturò in nuclei e si diffuse in tutto il paese per combattere contro la dittatura. Fu scoperto dalla polizia segreta di Trujillo. Le sorelle Mirabal e i loro mariti vennero incarcerati. In autunno Minerva, Patria e Maria vengono liberate, i loro uomini vengono spostati nel carcere di Puerto Plata. Lontano, molto lontano da casa.

E’ il 25 novembre 1960, le tre sorelle si mettono in auto per andare a trovare i loro compagni, le accompagna Rufino De La Cruz. L’automobile fu intercettata, fermata;  furono costrette a scendere. Racconta Minou Tavares: «Patria riuscì a fuggire in direzione di un camion che stava arrivando. Ma fu riacciuffata quasi subito, anche se riuscì a gridare al conducente che le tre sorelle Mirabal stavano per essere uccise e di avvertire tutti di quello che stava succedendo. Uno dei militari gli intimò di non dire nulla, ma la verità venne fuori comunque. Furono torturate e uccise a bastonate. Poi vennero caricate di nuovo sulla jeep e la macchina fu spinta in un fossato per simulare un incidente. Ma nessuno ci credette, perché questo era uno dei tanti modi che usava il dittatore per eliminare gli oppositori del regime. Un sentimento di rabbia, di sdegno e di commozione si diffuse dentro e fuori la Repubblica Dominicana. Trujillo si era spinto troppo in là e anche i suoi più fedeli collaboratori iniziarono a prendere le distanze da lui.».

Iniziò il declino del suo regime e sei mesi dopo il femminicidio delle sorelle Mirabal, Trujillo fu ucciso da una fucilata il 30 maggio 1961. Il 20 dicembre 1962 si tennero nella Repubblica Domenicana le prime elezioni libere dopo trent’anni di dittatura.

Il virgolettato delle dichiarazioni di Minou Tavares è tratto dall’intervista fatta da Veronica Mazza per l’Huffington Post il 20 novembre 2016.