Un nuovo patto di cittadinanza per l’informazione

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Cari colleghi e care colleghe,
in altre circostanze abbiamo analizzato la condizione del settore industriale dell’editoria nelle sue articolazioni, dalla Rai agli uffici stampa, dai quotidiani alle tv e radio private, analizzando con una certa puntualità tutto quello che si muove nelle varie redazioni, fedeli ad una caratteristica precisa di Stampa Romana, ovvero una disamina puntuale dei vari segmenti, ciascuno con una propria specificità, ciascuno con richieste precise e diverse da quelle degli altri.


Ci sembra invece quest’anno giusto e corretto delineare un quadro di insieme complessivo e trasversale ai settori.


Lo abbiamo fatto nel Congresso di Stampa Romana quando il tema della rivoluzione digitale e della crisi industriale del settore è stato il cuore dell’assise.
E’ doveroso farlo oggi quando alcuni snodi del sistema sono così sotto pressione, dall’occupazione ridotta ai minimi storici all’Inpgi, da non assicurare una prospettiva di medio termine.

LA RILEVANZA DEMOCRATICA DELLA NOSTRA PROFESSIONE

Sul ruolo decisivo del giornalismo per il compimento di un sano processo democratico non abbiamo dubbi.Il ruolo di verifica degli atti del potere nelle sue varie forme, la capacità di distinguere la propaganda dagli elementi di realtà e di tendenziale verità rappresentano la funzione fondamentale del giornalismo e una garanzia per i cittadini.


Se sul ruolo decisivo del quarto potere nell’agone pubblico non abbiamo dubbi e anzi ne rivendichiamo funzione e centralità, dobbiamo essere chiari e onesti con noi stessi sul ruolo industriale del settore.
Numeri così ridotti del lavoro subordinato, meno di 15mila articoli 1, chiusura di giornali e testate, desertificazione di tutto il mondo tra quotidiani ed agenzie che ruota attorno alla vecchia legge dell’editoria, indicano una traccia molto semplice. La nostra rilevanza è ridotta come categoria. 

Il giornalismo tradizionale ha gradualmente perso la funzione esclusiva di informare compiutamente l’opinione pubblica a favore di nuove forme di intermediazione e di nuove figure professionali che affollano l’universo dell’informazione e della comunicazione.

  
I cittadini non passano più esclusivamente dal giornalismo professionale per informarsi e partecipare al dibattito pubblico.Se non siamo consapevoli di questo passaggio epocale già in corso da diversi anni e colpevolmente trascurato continueremo ad avvitarci su noi stessi, e a diventare nel tempo una specie in via di estinzione, al netto di alcune zone della professione, Rai in testa, in cui, almeno per ora, le risorse sono certe.Dove invece le risorse sono incerte e ridotte dobbiamo guardare alla nostra professione con un altro occhio, dobbiamo recuperare un rapporto forte con la società, dobbiamo coinvolgere i cittadini in sfide di riconoscimento reciproco che esulino dal singolo pezzo, dalla singola notizia, dalla singola denuncia.

E’ una prospettiva più ampia, più difficile, perchè oltrepassa il tran tran quotidiano, ma è l’unico modo in base al quale recuperare gradi di riconoscibilità, di affidabilità, di ruolo sociale. E’ un nuovo patto di cittadinanza tra informazione e cittadini che dobbiamo costruire. In questo patto possiamo recuperare prospettiva economica per le testate e per le imprese editoriali. Se gran parte degli indici economici sono negativi, non trascuriamo i pochissimi elementi in crescita: la pubblicità digitale ad esempio, quella che si compra sulle testate on line per permettere la lettura in movimento sugli smartphone. Iniziano a spuntare modelli di produzione come sostegno del progetto editoriale della testata e non come somma delle notizie in pagina: dal crowdfunding alla raccolta di finanziamenti sul proprio sito, al prefinanziamento digitale di singoli progetti editoriali come i reportage giornalistici di lunga durata.

RUOLO DELLE AZIENDE E RUOLO DELLO STATO

Se dal nostro angolo di osservazione cerchiamo sempre di sottolineare le (poche) cose che si muovono in modo virtuoso sul nostro territorio e nel nostro settore notiamo con dolore che sul lato imprenditoriale, delle storiche imprese editoriali, si muove poco o nulla. L’unica cosa chiesta e oggi ottenuta dalle aziende è un nuovo giro di prepensionamenti, ennesima forma di compressione dei costi del lavoro.Il ritornello è sempre lo stesso: non si rilanciano i volumi e i fatturati, si agisce sempre sulla parte destra del bilancio. Per farlo si attinge alle risorse dello Stato che in questa ultimissima stagione è disponibile a giocarsi la carta dei prepensionamenti.
Sappiamo come sono andate le altre stagioni. Tutti gli stati di crisi hanno ridotto i contributi degli attivi Inpgi. Tutti gli stati di crisi presupponevano un rilancio per investimenti editoriali.

Tutti questi rilanci non si sono mai verificati.
In attesa del giorno di Capodanno, che si tradurrà per le aziende in una specie di clic day, una corsa al clic per opzionare i posti disponibili in prepensionamento, pensiamo che questo aiuto dello Stato non abbia mai prodotto risultati soddisfacenti per il settore.Ha solo ritardato ed evitato qualsiasi azione che potesse essere messa in campo sul lato utili e ricavi.Assistiamo al paradosso che in attesa di stati di crisi opzionabili da parte del gruppo Gedi, la top manager sia liquidata con due milioni di euro come buonuscita.

Nella tessa azienda una collaboratrice giornalista è stata retribuita per mezzo euro per un suo pezzo. Lo Stato impegna sette milioni sugli ammortizzatori sociali, tre volte la liquidazione di Laura Cioli.Spezzare questa serie di paradossi, errori ed ingiustizie, denunciandole con puntualità, è e sarà uno dei segni distintivi di Stampa Romana e un pungolo forte e instancabile per la Fnsi.Lo Stato non può ridursi a buca della lettera delle aziende private.

Lo Stato deve essere consapevole della “pigrizia” degli editori. Secondo uno studio di Mediobanca relativo ai primi sette gruppi editoriali privati gli investimenti materiali sono scesi nel 2018 a 16 milioni dai 37 milioni del 2014. Italia è il fanalino di coda per tasso di investimento (1,1%). Giusto per fare un raffronto la Germania cresce come fatturato ed occupazione anche perché investe il 7,2% delle risorse in campo. 
Dettagli in:   http://www.mbres.it/sites/default/files/resources/rs_Editoria%202019_PRESENTAZIONE.pdf

Tuttavia dobbiamo notare anche i segnali positivi che arrivano dalla legge di stabilità. Alcuni sono proposte che Stampa Romana nel corso degli anni ha evidenziato con forza.La web tax innanzitutto, cioè la possibilità di “ritornare” al nostro mestiere parte del fatturato degli over the top. Guardiamo con attenzione cosa sta accadendo in Francia, prima nazione ad aver varato una legge che recepisce la direttiva europea sul copyright. Lì si sta giocando una partita importante per il pluralismo dell’informazione e per la lotta alle grandi concentrazioni economiche al punto che lo stesso Trump è intervenuto in sostegno delle big tech a stelle e strisce.

Altro segnale positivo aver bloccato i tagli per i quotidiani che vivono del fondo per il pluralismo per l’informazione e che svolgono un ruolo centrale nel dibattito pubblico e nell’informazione locale. Aver messo risorse e sconti fiscali per promuovere la lettura e l’acquisto dei giornali nelle scuole è misura irrilevante al fine del rilancio delle vendite in edicola ma fondamentale per creare quel nuovo patto di cittadinanza di cui parlavamo nel precedente paragrafo.

Mettere in campo sconti e sgravi fiscali per assicurare continuità e vita alle edicole è misura fondamentale. Le stesse iniziative di Roma Capitale per promuovere edicole polifunzionali in grado anche di stampare certificati pubblici va nella direzione di non smantellare un canale di distribuzione fondamentale per il nostro settore.L’invito dunque per noi è guardare tutte queste dinamiche che non possono non impattare sul nostro settore.Se non vendi il giornale perchè non è distribuito o non si vende perchè l’edicola é chiusa alla fine significa solo esuberi e licenziamenti. Da ultimo una sottolineatura non banale: se lo Stato decide di giocare un ruolo attivo nel nostro sistema noi ce ne rallegriamo. 

Al di là delle difficoltà evidenti di questo paese, dal debito altissimo in giù, registriamo che si sta facendo largo una idea di uno Stato che non assiste da spettatore alle dinamiche economiche ma vuole far sentire la sua voce. Una indicazione di marcia da non sottovalutare e che noi apprezziamo. Il confronto sulla nuova legge dell’editoria dovrebbe partire da questo presupposto: uno Stato non più notaio che ad esempio alle agenzie di stampa riconosce per legge un ruolo infrastrutturale decisivo per l’informazione libera, democratica e plurale del paese.

LA DIFESA DEL CONTRATTO DI LAVORO

In questo contesto è necessario richiamare gli editori ai propri doveri. Il primo è il rispetto del contratto. Oggi assistiamo a tentativi di sabotarlo, di sfrondarlo e di sfondarlo, lavorandolo ai fianchi. Non si applicano alcuni istituti, si forfettizza tutta la parte variabile, si disapplicano gli integrativi ai nuovi assunti sulla base di interpretazioni molto dubbie di norme di legge. Apparentemente lo scheletro è salvo ma è solo una finzione. Se lo scopo reale del sindacato unitario è la contrattazione non possiamo permettere un tale scivolamento in basso nella tutela dei diritti e delle retribuzioni. I contratti devono tornare al centro delle riflessioni sindacali e del dibattito comune.

Perchè Fnsi ha disdettato il contratto Uspi? Come mai un contratto firmato due anni fa e tanto spinto (non doveva salvare Inpgi?) per il digitale locale non è più buono? Lo si vuole sostituire? E con cosa? Sappiamo ad esempio che sugli uffici stampa pubblici possiamo sfruttare le aperture della ministra Dadone e dell’Aran per portare a casa un contratto di lavoro Aran/Fnsi e dare sostanza alla legge 150 del 2000, evitando nella definizione e nel ruolo del giornalista pubblico scivolamenti impropri nella funzione (niente Urp, niente riscontro del Foia, ecc ecc ) che il collega dovrà esercitare.

Dobbiamo essere in grado di andare a meta in tempi rapidi anche perché il paracadute aperto a fine anno sui contratti Fieg/Fnsi in essere nel pubblico si apre solo se c’è la disponibilità e la buona volontà dell’Amministrazione….


EQUO COMPENSO. E’ una sfida fondamentale.


A metà gennaio dovrebbe riunirsi la commissione presieduta dalla Presidenza del Consiglio per entrare nel merito.Leggere di colleghi collaboratori che, lavorando praticamente ogni giorno, portano a casa meno di 200 euro al mese è ignobile e scandaloso.L’equo compenso di venti euro, recepito nel contratto Fieg/Fnsi, nasceva per sanare questi scandali. Non solo non li ha eliminati ma li ha in qualche modo cristallizzati.Non c’è categoria professionale che lavori per meno di 10 euro l’ora.

Per questa ragione con i colleghi dell’Assostampa Siciliana abbiamo presentato e vinto il marzo scorso il ricorso al Tar per riavviare la macchina.Chiediamo allo Stato di indicare nei valori che si determineranno un chiaro principio di giustizia e di rispetto della dignità dei lavoratori, ripreso dall’articolo 36 della Costituzione.Fnsi e Ordine dei Giornalisti avranno una parte rilevante nel far emergere le contraddizioni dell’attuale sistema, indicando che in quella trappola giace insopportabilmente la vita di migliaia di colleghi.


DIBATTITO PUBBLICO SUL NOSTRO FUTURO

Sta emergendo da più parti la voglia, di fronte alle difficoltà enormi del sistema, a iniziare dalla implosione dell’Inpgi, di rompere gli indugi e avviare un dibattito pubblico e aperto sui destini del nostro sistema professionale.Non possiamo che essere d’accordo.Stampa Romana è a disposizione per qualsiasi iniziativa svegli i nostri torpori e segni la tensione del cambiamento.Usciamo dalle conventicole e dai cenacoli in cui decide (o non decide) un gruppo esiguo di colleghi. Riconosciamo le nostre debolezze e costruiamo un futuro migliore. Lasciamo da parte l’idea di salvare solo il pezzo della categoria più vicino alla pensione, un sistema Caronte ormai consunto e a pezzi. Abbiamo una responsabilità più complessiva anche per i più giovani, mettiamola in campo.La casa del sindacato romano e laziale continua a cambiare, a traguardare il futuro, a iniziare dalle modalità di iscrizione che includono ora anche una finestra digitale sul sito di Stampa Romana.
Sono tempi difficili e complessi ma nella difficoltà ricostruiamo un orizzonte comune.

Buon 2020 a tutti.
Lazzaro Pappagallo – Segretario Associazione Stampa Romana