“Lecco, racconto tossico. L’Odg intervenga”

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“Il dramma dei papà separati”.

A causare la tragedia la difficile separazione tra il padre e la madre

Padre uccide i due figli, era sconvolto dalla separazione”.

Questi titoli danno un chiaro quadro di cosa significhi rivittimizzare mediaticamente una donna che ha perso due figli, colpevolizzandola di un duplice omicidio agito da un padre che per vendetta ha attuato un piano violento nei suoi confronti infierendo sui due bambini: una prassi sempre più frequente che rientra nel femmincidio, che può anche “culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambini” (Marcela Lagarde).

E questo all’interno di un racconto volto a salvaguardare l’idea dell’integrità della famiglia quando invece i dati ci dicono che per la maggior parte è proprio all’interno della famiglia che questi eventi criminosi avvengono (in Italia l’80% della violenza sulle donne è violenza domestica e spesso coinvolge anche i figli minori presenti).

Come CPO Stampa Romana interveniamo con sconcerto e determinazione sulla tossicità del racconto giornalistico relativo alla tragedia di Lecco perché riteniamo che i riferimenti  al ‘dramma dei papà separati” o allo “sconvolgimento per la separazione”, pubblicati sui siti web dei massimi quotidiani italiani, e dalla più importante agenzia di stampa italiana, ANSA, siano non solo fuorvianti ma pericoloso specchio della mentalità androcentrica che caratterizza la nostra Repubblica, e soprattutto dannosi in quanto sostengono quella cultura che giustifica la violenza maschile sulle donne rappresentate a loro volta come responsabili di atti che invece hanno subito nel momento in cui cercano di denunciare o di sottrarsi all’uomo.

Ricapitoliamo i fatti:

Un marito invia all’alba un messaggio alla moglie, “I nostri figli non li vedrai più”. Li ammazza, poi si getta da un ponte. Una bambina e un bambino di 12 anni, gemelli, sono stati soffocati all’alba del 27 giugno 2020. Poche ore prima giocavano spensierati.

L’Ansa lancia la notizia il 27 giugno 2020 con queste parole: «A causare la tragedia la difficile separazione tra il padre e la madre». Tutti i giornali, in web, riprendono il concetto: Corriere.it; Repubblica Milano.it; il Corriere Adriatico.it, Lecco Today e via di questo passo. 

Il Mattino.it il 27 giugno 2020, riportando la notizia,  arriva a scrivere in occhiello: “Il dramma dei papà separati”. 

Il giorno dopo, il 28 giugno 2020, con un articolo a firma di Alessio Fanuzzi, Il Mattino.it si scusa: E’ stata la fretta, scrivono. «Fare meglio è difficile», scrive Fanuzzi. Sul giornale cartaceo, in edicola il 28 giugno 2020, Il Mattino  non pubblica le scuse affidate al web, si affida alla cronaca e a un commento in  prima pagina di Giuseppe Montesano, scrittore.

Il quale scrive in prima pagina de “Il Mattino”: «Un uomo che si uccide è sempre una tragedia, e chiunque si tolga la vita non può essere condannato da nessun’altro, ma può solo avere la pietà di chi, in quanto uomo fragile come lui, gli è fratello».

Noi componenti della Commissione Pari Opportunità dell’Associazione Stampa Romana prendiamo atto dell’ammenda scritta sul web da “Il Mattino” così come prendiamo atto delle mancate scuse delle altre testate giornalistiche che, banalizzando la tragedia, si rendono partecipi di quella superficialità comoda e culturalmente dominante che sconvolge il nostro Paese e penalizza, sempre, le donne.

O come mogli o come ex o come madri o come esseri umani di genere femminile. ”Era sconvolto dalla separazione”. Come se fosse un’attenuante, rendendo così all’opinione pubblica un quadro per cui questi reati legati al femminicidio sono sempre considerati di serie B. Una vittimizzazione secondaria esplicitamente vietata anche dalla Convenzione di Istanbul che in Italia è legge (ratifica 2013).

Il lavoro di ogni Commissione Pari Opportunità giornalistica e sindacale, è difficile. Deve spesso scontrarsi, spesso a vuoto, con le sole parole, contro altre parole pubblicate da colleghi. E scriviamo colleghi, al maschile, non a caso. 

Per questo, nel condannare il racconto giornalistico della tragedia di Lecco, e apprezzando le scuse, solo sul web, de Il Mattino, ci teniamo a ribaltare proprio a “Il Mattino” il contenuto delle sue scuse. Scrive: “Migliorare è difficile”. Perché difficile? Dovrebbe essere doveroso, necessario: la formazione resa obbligatoria dell’Ordine dei giornalisti serve proprio a questo e di corsi di formazione su stereotipi e la violenza maschile sulle donne serve proprio a evitare la vittimizzazione secondaria su queste donne ancora troppo frequente nel racconto giornalistico. 

Invochiamo l’intervento del sottosegretario all’editoria, Andrea Martella, per una definitiva e sostanziale presa di posizione istituzionale sull’ennesima travalicazione del racconto dei fatti relativi alla violenza maschile e sul pericoloso messaggio veicolato dai mezzi dell’informazione, e chiediamo all’Ordine dei giornalisti regionali e nazionale di effettuare una indagine tramite il Consiglio di disciplina in quanto, con questi articoli, viene lesa la dignità della persona e la memoria di due minorenni, andando contro il nostro stesso Codice deontologico.

In nome del Manifesto di Venezia e in nome di Daniela Fumagalli, la mamma di Elena e Diego uccisi dal padre per punire per sempre la loro madre.

Cpo Stampa Romana

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