Altra pesante sconfitta dell’INPGI in Cassazione superiore ai 2 milioni di euro in materia di contributi.

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Altra pesante sconfitta dell’INPGI in Cassazione superiore ai 2 milioni di euro in materia di contributi. E ancora una volta i verbali degli ispettori dell’ente sono stati bocciati dalla magistratura. La sezione lavoro della Suprema Corte di Cassazione ha definitivamente respinto ieri il ricorso dell’INPGI, assistito dall’avvocato Bruno Del Vecchio, per ottenere il riconoscimento dei contributi previdenziali per 1 milione 600 mila euro cui aggiungere poi sanzioni e interessi per 25 dipendenti RAI inquadrati come programmisti registi con versamento all’INPS e all’ENPALS anziché come lavoratori subordinati iscritti all’INPGI in quanto erano tutti iscritti all’Ordine come giornalisti. Clicca QUI

I supremi giudici con sentenza n.  15638 hanno così confermato la precedente decisione della Corte d’Appello di Roma che ratificava quella del tribunale che aveva dato ragione alla RAI. VL’INPGI dovrà pagare alla RAI circa 9 mila euro di spese legali solo per il 3° grado di giudizio. Va comunque sottolineata ancora una volta la lentezza della magistratura del lavoro nel definire vertenze previdenziali. La causa é durata circa 15 anni, ma sono trascorsi ben 7 anni prima di conoscere il solo verdetto finale degli “ermellini” di piazza Cavour. Un grave e inaccettabile ritardo.

Sempre ieri la Cassazione dopo 9 anni di causa, confermando con ordinanza n. 15637 (CLICCA QUI) la precedente decisione della Corte d’Appello di Roma, ha, invece, definitivamente accolto le tesi dell’INPGI, assistito dall’avvocato Gavina Sulas, che rivendicava dalla società EPLOS il riconoscimento del lavoro subordinato per il giornalista Giuseppe Sciascia, redattore di circa sessanta articoli mensili per le testate “Prealpina” di Varese e “Lombardia Sport” il quale seguiva costantemente con cadenza quotidiana l’ambito della pallacanestro nel settore dilettantistico. La EPLOS dovrà anche rimborsare all’INPGI 5 mila euro di spese legali per il giudizio davanti alla Suprema Corte.