Il salva “esodati” bocciato nella legge di bilancio. Chi tutela gli anelli deboli della professione?

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Dobbiamo salvare l’Inpgi, salvare le pensioni, ma anche gli anelli deboli della catena. In tempo di appelli non dovrebbero esserci buoni né cattivi, garantiti e reietti. Lo dico per i precari, ma soprattutto per la causa dei giornalisti “esodati” rimasti senza lavoro e aziende prima della riforma. Una manciata di persone fatta fuori anche dai prepensionamenti. 

L’emendamento presentato in legge di Bilancio è rimasto lettera morta e proprio nell’anno che ha visto finalmente approvare la Nona salvaguardia esodati. C’è un nesso tra le cose. Perché leggendo per l’ennesima volta i comunicati della Camera ci accorgiamo che i loro tecnici scrivono: ai “(cd esodati) si garantisce l’accesso al trattamento previdenziale con i requisiti antecedenti all’introduzione della riforma pensionistica cosiddetta Fornero”. 

Un principio di estrema correttezza e soprattutto equità anche se tardivo. Ma allora perché la stessa salvaguardia, lo stesso principio di equità insieme, se si vuole, alle altre misure a sostegno dei disoccupati come Ape o Opzione donna, a tutt’oggi sono verbo di Satana per i giornalisti?

Il nostro emendamento, scritto dagli uffici tecnici della Fnsi (che ringraziamo) e vistato dall’Inpgi (che ringraziamo) e che ricalcava la stessa salvaguardia ottenuta dai poligrafici nel 2018, ha subito lo stop della Camera sulle seguenti motivazioni:  disparità di trattamento con i giornalisti, costi elevati, i poligrafici “salvati” sono quelli che provenivano da aziende ancora attive. Quanto alla disparità di trattamento, se c’è qualcuno che ha subito una disparità di trattamento sono proprio i giornalisti licenziati da aziende fallite che, al contrario di altri, non hanno potuto usufruire dei prepensionamenti. I costi poi potevano essere dimezzati se non di più. Quanto invece all’affermazione che solo i poligrafici di aziende attive sono potuti andare in pensione con i requisiti pre-Fornero questa è palesemente falsa. 

Dunque cosa si oppone? Cosa si pensa di fare per tutelare colleghi di 60 anni che hanno perso tutto, che sono a spasso da anni, e che per paradosso nemmeno rientrano negli aiuti Covid perché se sei disoccupato non guadagni, non è che guadagni di meno?

Cosa pensa di fare con loro il governo mentre chiede contemporaneamente all’Inpgi di introdurre clausole ancora più vessatorie per le pensioni? 

Quale fine dobbiamo fare?

Ecco. Più che un appello, un invito al buon senso. E alla vera equità. Perché bisogna salvare l’Inpgi, bisogna salvare le pensioni, anche quelle ricche, ma anche i più deboli. 

Anna Tarquini, comitato esodati