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Legge equo compenso: un primo passo anche per i giornalisti

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La legge appena approvata dal Parlamento sull’equo compenso è un primo passo in avanti per il mondo giornalistico. Ma non basta perché i giornalisti sono gli unici tra i professionisti ordinistici a non avere parametri di compenso “equo” non essendo mai stati emanati i decreti ministeriali che li avrebbero dovuti definire.

Tuttavia una  soluzione per rendere la legge immediatamente applicabile ai giornalisti passerebbe dall’applicazione dell’art. 6 della norma: l’innovativo concetto dei “modelli standard di convenzione” pattuibili tra le grandi aziende anche del settore e il nostro Ordine nei quali i compensi – per legge – si presumono equi fino a prova contraria.

Fnsi e Ordine ne prendano atto e, insieme, giochino d’anticipo, chiedendo di rendere immediatamente attuabile l’equo compenso dei giornalisti a cominciare dalle realtà lavorative a cui la legge si applica espressamente (aziende con più di 50 dipendenti o 10 milioni di ricavi annui, pubbliche amministrazioni e partecipate pubbliche).

Una volta imboccata questa strada, il sindacato dovrà comunque agire sbloccando l’equo compenso nel suo complesso attraverso un tavolo col ministero.

Se la legge appena approvata, quindi, costituisce un inizio di percorso, sindacato e Ordine ora facciano il loro mestiere, non limitandosi ad attendere le decisioni del Governo, ma cogliendo le opportunità di una legge che per la prima volta affida loro il compito di farsi promotori di parametri di compenso equo.

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