L’Associazione Stampa Romana è al fianco delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica, che hanno proclamato due giornate di sciopero per chiedere alla proprietà chiarezza sulla cessione del gruppo Gedi: oggi e domani il quotidiano non uscirà.
L’azienda continua a non dare risposte su una vicenda opaca, che si trascina da mesi, in cui si gioca una partita decisiva per il sostanziale pluralismo dell’informazione, da anni fortemente ridotto anche attraverso operazioni di cessione, concentrazione, aggregazioni di testate, che hanno impoverito la dialettica democratica.
Cedere Repubblica, e le altre testate del gruppo, senza rispettarne la storia e l’identità, significa rompere il rapporto fiduciario tra giornalisti e lettori, colpire lo stesso valore materiale delle testate, mettere a rischio l’occupazione.
La Segreteria dell’ASR
I comunicati di solidarietà dei Cdr, delle Redazioni e dell’Usigrai ai colleghi di Repubblica
La redazione di Gedi Visual, riunitasi oggi in assemblea, esprime piena solidarietà alle colleghe e ai colleghi di Repubblica con cui condivide la profonda crisi che coinvolge l’intero gruppo Gedi e che getta nell’incertezza il futuro di oltre 1.300 lavoratrici e lavoratori e delle loro famiglie.
In una fase così delicata, l’unità tra le redazioni non è solo una forza: è una scelta politica. Restare uniti significa tutelare il lavoro, l’identità editoriale e la qualità dell’informazione. Noi lottiamo perché questi valori non vengano smantellati pezzo dopo pezzo.
Ancora oggi, il gruppo Gedi non ha dato alcuna garanzia o clausola di salvaguardia né per l’occupazione né per l’autonomia e l’indipendenza editoriale delle testate, valori che dovrebbero essere intoccabili e che invece vengono, pericolosamente, insidiati. Questa situazione mina l’intero sistema dell’informazione del Paese mettendo a rischio il pluralismo e la libertà di stampa, pilastri irrinunciabili della democrazia.
L’ostinato silenzio della proprietà Exor di fronte alle legittime richieste delle rappresentanze sindacali è irricevibile. Le notizie sul futuro di tutte le redazioni del Gruppo alimentano preoccupazioni che giorno dopo giorno diventano rabbia e determinazione.
Le sorti della redazione di Gedi Visual, inoltre, non possono e non devono dipendere, come delineato, dagli interessi della proprietà nelle transazioni con SAE, per La Stampa, e con Antenna, per Repubblica. L’informazione che passa attraverso le piattaforme multimediali, i social, i video, i podcast, i documentari, le dirette video, il Visual Lab e i Content Hub è un ecosistema, all’avanguardia, costruito insieme, che continueremo a presidiare e difendere. Anche per questo intendiamo chiedere un incontro, urgente, ai vertici aziendali perché, con assunzione di responsabilità e rispetto, ci vengano, finalmente, manifestate le vere intenzioni di Exor.
La redazione di Gedi Visual è al fianco delle colleghe e dei colleghi di Repubblica, de La Stampa, di HuffPost e di Radio Capital, che sono parte essenziale della storia editoriale italiana. Questa lotta è la nostra.
La Redazione di Gedi Visual
La redazione di Radio Capital esprime piena solidarietà alle colleghe e ai colleghi di Repubblica alle prese con una fase di profonda crisi e incertezza che non è più sostenibile e che coinvolge l’intero gruppo Gedi.
Il silenzio della proprietà Exor di fronte alle legittime richieste delle rappresentanze sindacali è grave e alimenta una preoccupazione crescente.
A oggi non esistono garanzie né clausole di salvaguardia per l’occupazione, né per l’autonomia e l’indipendenza editoriale delle testate: valori che dovrebbero essere intoccabili e che invece vengono messi in discussione da mesi di incertezza.
Questa situazione non riguarda soltanto chi lavora nelle redazioni, ma colpisce l’intero sistema dell’informazione del paese, mettendo a rischio il pluralismo e la libertà di stampa.
È necessario dare risposte chiare e concrete sul futuro delle testate, sul lavoro e sull’autonomia editoriale.
Difendere chi ogni giorno fa informazione non è solo un dovere verso le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, ma un atto di responsabilità verso il pubblico, i cittadini e la democrazia stessa.
La Redazione di Radio Capital
Il Comitato di Redazione de La Stampa esprime piena solidarietà alle colleghe e ai colleghi di Repubblica in questa fase di profonda crisi e incertezza che non è più tollerabile e che investe l’intero gruppo Gedi.
L’ostinato silenzio della proprietà Exor di fronte alle legittime richieste delle rappresentanze sindacali non è solo grave, è inaccettabile, e alimenta una preoccupazione che giorno dopo giorno diventa rabbia e determinazione.
A oggi non esiste alcuna garanzia o clausola di salvaguardia né per l’occupazione né per l’autonomia e l’indipendenza editoriale delle testate, valori che dovrebbero essere intoccabili e che invece vengono messi in discussione da mesi di incertezza, sulle spalle di oltre 1.300 lavoratrici e lavoratori e delle loro famiglie.
Questa situazione non colpisce solo chi lavora nelle redazioni, ma mina l’intero sistema dell’informazione del Paese, aprendo una ferita profonda nel pluralismo e nella libertà di stampa, pilastri irrinunciabili della democrazia. Il Cdr de La Stampa chiede con forza assunzione di responsabilità e rispetto per chi ogni giorno garantisce con il proprio lavoro la qualità, la credibilità e la dignità di testate che sono parte essenziale della storia editoriale italiana.
Siamo e saremo al fianco delle colleghe e dei colleghi di Repubblica, nelle redazioni e nelle battaglie: la loro lotta è anche la nostra.
Il Cdr de La Stampa
L’Esecutivo Usigrai è al fianco delle colleghe e dei colleghi di Repubblica
Oggi e domani il giornale non sarà in edicola, per la protesta delle giornaliste e dei giornalisti che chiedono garanzie occupazionali e democratiche nelle trattative per la vendita del Gruppo Gedi, trattative di cui ad oggi non hanno notizie certe.
Comprendiamo molto bene la preoccupazione e l’amarezza espressa dal comitato di redazione “per il silenzio ostinato e irrispettoso dell’editore, che si rifiuta di incontrare le rappresentanze sindacali”.
Una mancanza di rispetto verso le 1300 famiglie dei dipendenti del Gruppo, che vivono con il fiato sospeso perché senza prospettive certe per il futuro.