La terza giornata di sciopero per il rinnovo del contratto dei giornalisti è stata un successo, come le prime due: l’adesione è stata altissima. È doveroso ringraziare ancora i colleghi di Roma e del Lazio che hanno sacrificato un’altra giornata di retribuzione per chiedere dignità per la professione e giusti stipendi, giusti compensi per i free lance.
Il contratto è scaduto da 10 anni, un record, le retribuzioni hanno perso il 20 per cento del potere d’acquisto, ma gli editori di fatto chiedono di ridurle ancora, fanno un muro contro le tabelle per l’Equo compenso dei giornalisti liberi professionisti pagati pochi spiccioli, continuano con il solito schema che sta aggravando la crisi del settore: tagli di organici e stipendi, compensi da fame ai collaboratori, discriminazioni nei confronti dei più giovani, introduzione dell’Intelligenza Artificiale non regolamentata, nessun progetto nonostante le tante risorse pubbliche incassate.
Ma per loro la questione non è solo di soldi, di taglio del costo del lavoro: non vogliono giornalisti autonomi e indipendenti, pagati degnamente, con la testa alta e la schiena dritta.
In questo paese esiste un’emergenza retribuzioni cui non è estranea la nostra professione. La svalutazione del lavoro in ogni ambito e l’assenza di investimenti sono tra le ragioni dell’arretramento dell’economia e della società che registriamo da anni: un’offesa ai valori della Costituzione.
Le vicende del rinnovo contrattuale negato ai giornalisti (caso unico in Europa) e dell’Equo compenso non applicato riguardano la giustizia sociale, ma anche la qualità dell’ informazione, cardine della dialettica democratica.
I colleghi ne sono consapevoli e sempre più consapevoli dell’importanza di questa battaglia sono i cittadini.
La categoria ha mostrato compattezza, continuerà a farlo. La mobilitazione con la Fnsi va avanti. Anche con altri mezzi.
Stefano Ferrante
Segretario dell’Associazione Stampa Romana