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Cdr e Fiduciari di Stampa Romana: mobilitazione per contratto ed equo compenso e contro leggi bavaglio

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La Consulta dei comitati di redazione e dei fiduciari dell’Associazione Stampa Romana considera fondamentale riprendere la mobilitazione per il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro Giornalistico e per l’attuazione dell’Equo Compenso per i free lance. 

Il recupero del potere d’acquisto perduto dagli stipendi, fermi da oltre dieci anni, e la definizione di remunerazioni dignitose per i liberi professionisti, costretti a paghe da fame, sono questioni urgenti che riguardano le esistenze dei colleghi, ma anche la garanzia di un’informazione indipendente e di qualità, tutela per lo stesso valore delle aziende editoriali. 

Subito dopo aver affrontato la non più rinviabile vertenza economica è necessario che si apra il confronto per ridisegnare  il quadro delle regole  per i prossimi anni  partendo da nodi come l’Intelligenza Artificiale, il  corretto  riconoscimento del diritto d’autore, il  superamento  del ricorso sistematico al precariato e della pratica indecente dei forfait al ribasso che penalizza i nuovi assunti,  la  regolamentazione dei poteri del direttore e dei cdr, affinché, nel rispetto dei ruoli,  sia assicurata la giusta dialettica nelle redazioni,  essenziale per realizzare prodotti editoriali vitali, opere collettive dell’ingegno. 

Occorrono nuove leggi per il sostegno del settore, per gli investimenti, le nuove iniziative editoriali, soprattutto quando realizzate direttamente dai giornalisti, aiuti subordinati al mantenimento dei livelli occupazionali e al rispetto rigoroso dei contratti collettivi. 

È necessario ridefinire il perimetro della professione guardando ai nuovi ambiti dell’informazione digitale, cancellare le “norme bavaglio”, che limitano la libera attività dei giornalisti, il loro diritto di raccontare i fatti, agire contro le querele e le richieste di risarcimento temerarie, autentiche intimidazioni.

Non è più rinviabile l’approvazione di una nuova legge per la nomina dei vertici della Rai, che garantisca il pluralismo della società, delle sue aree ideali e culturali e non sia lo strumento per nuove “lottizzazioni”. Anche per questo si devono difendere tutti gli spazi, soprattutto quelli del giornalismo di inchiesta, sotto attacco non solo alla Rai. C’è poi una parte consistente dell’informazione del Servizio Pubblico, ma anche delle altre emittenti, che oggi è realizzata nei “programmi” da colleghi che non sono sotto una direzione giornalistica come prevederebbe la legge sulla stampa e sono particolarmente esposti a pressioni e ingerenze. Un’anomalia che va sanata a tutela dell’autonomia professionale dei colleghi. 

Approvato all’unanimità dalla Consulta dei Cdr e dei Fiduciari dell’Associazione Stampa Romana

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