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La rivolta del cinema
"Occupiamo il red carpet?"

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“E se occupassimo il Red Carpet”? E´ stata questa la proposta che ha capeggiato durante l´assemblea indetta dalla categoria dei lavoratori di cinema e televisione tenutasi ieri sera all´Eliseo di Roma. La goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza è stata l´intenzione della giunta Alemanno di affidare la gestione della Casa del Cinema a un comitato di 7 membri che “apportino un contributo annuo di almeno 50 mila euro”. Così da venerdì, il luogo culturale romano per eccellenza è simbolicamente occupato perché non lo si può affidare a un “comitato d´affari” che sostituirebbe il Direttore Artistico. Ma l´occupazione è stata solo l´inizio della protesta del mondo dello spettacolo contro un Governo che «ha smontato pezzo per pezzo l´informazione, la ricerca, la scuola, lo spettacolo, l´intero settore della cultura”. Lo scopo dell´incontro, all´interno di un teatro Eliseo colmo in ogni suo rango, è quello di pianificare una serie di azioni finalizzate a far emergere e a contrastare il disagio attraversato dalla categoria dei cineasti e affini. E quale miglio occasione dell´imminente Festival del Cinema di Roma che inizierà giovedì 28 ottobre? Oltre alla proposta di occupare il Red carpet durante la manifestazione è stata ampiamente applaudita quella dei documentaristi di DOC IT di utilizzare la vetrina offerta dal festival per denunciare, ad ogni proiezione, le condizioni degli operatori. Non si pensa però al boicottaggio, soprattutto per tutelare i giovani emergenti.  A penalizzare il mondo della cultura hanno contribuito innanzitutto i tagli al FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo, che attualmente ha raggiunto il minimo storico. Inoltre, il rinvio sine die di una nuova legge del cinema, superata da un non meglio precisato decreto Bondi. Ci si aggiunga pure il decreto Romani che ha fortemente ridotto gli investimenti nella produzione cinematografica italiana e la riduzione del 30% di quelli nelle fiction, mentre il mercato pubblicitario è in ripresa. La delocalizzazione delle produzioni televisive che è ormai sistematica e crescente e infine il mancato rinnovo del tax credit e tax shelter (le agevolazioni fiscali).
Le proposte elaborate per l´assemblea sono varie e si dividono per categoria. Tra  quelle per il Cinema: l´approvazione di una legge di sistema che crei un Centro nazionale della cinematografia sganciato da qualsiasi controllo della politica; un prelievo di scopo con il quale chi utilizza il cinema e l´audiovisivo italiani (televisioni generaliste e satellitari, provider e Telecom) reinvesta una parte dei profitti nella produzione nazionale e un prelievo sul costo del biglietto delle sale che inciderebbe per il 70% sui profitti delle major straniere. Il reintegro del FUS, che può avvenire immediatamente e senza oneri per lo Stato semplicemente mettendo all´asta, come accade in tutta Europa, le frequenze del digitale terrestre che oggi vengono regalate a Mediaset; Sostegno e difesa delle sale di città, spazio privilegiato del cinema italiano e, ovviamente, la promozione all´estero.
Per la televisione: La nascita di un mercato liberato dal monopolio di Rai e Mediaset; la riappropriazione dei diritti sulla fiction da parte di autori e produttori, in grado di creare un mercato internazionale per le opere televisive italiane; L´utilizzazione dei canali del digitale terrestre e dei canali satellitari – molti dei quali sfruttano gratuitamente e illegalmente i lavori prodotti- come nuove opportunità di una pluralità narrativa; E l´obbligo di realizzare sul territorio nazionale la fiction finanziata con il soldi del servizio pubblico.
Anche l´associazione Nazionale dei Giuristi  Democratici aderisce garantendo una sorta di copertura legale all´iniziativa che coinvolge un comparto di 250 mila lavoratori. “La cultura non si mangia”, sostiene Tremonti. “Ma, forse lui non lo sa – sostengono le associazioni dello spettacolo – nutre lo stesso e fornisce a quei cittadini che si fanno pubblico, un alimento immateriale eppure decisivo, fatto di emozioni e sogni, consapevolezza e senso dell´identità nazionale, per guardare la realtà con occhi nuovi e immaginare un Paese migliore”.

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