Torino, 16 maf 2010 – Si moltiplicano le adesioni all´appello degli editori, partito ieri dal Salone del Libro di Torino, contro il disegno di legge 1425 in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali che, secondo i firmatari, non tocca solo i giornalisti e i giornali, ma l´editoria tutta. Stefano Mauri, presidente del Gruppo Gems e del gruppo editori varia dell´Aie, racconta, il giorno dopo la mancata firma di Mondadori all´appello: ´´Sono arrivate le adesioni di Nottetempo, Zanichelli, Neri Pozza, Codice Edizioni, ma tutti gli editori vogliono firmare e lo potranno fare da domani sul sito di Laterza. Mi aspetto che destra e sinistra, proprio perche´ c´e´ uno scontro in atto da 15 anni fra politica e magistratura, si rendano conto che e´ bene che i cittadini siano informati sulle iniziative dei magistrati e sulla fondatezza o meno delle smentite dei politici´´. ´´Questo disegno di legge, che dopo l´approvazione alla Camera sta per essere discusso al Senato – spiega Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere – si aggancia ad un´altra legge, la 231, che regola i rapporti aziendali e costringe dirigenti, imprenditori e direttori a vigilare. Le multe per chi pubblica testi di intercettazioni su inchieste non ancora finite sono di massimo 465 mila euro. E´ una forma di censura molto furba´´. (ansa)