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Libertà di stampa: Thailandia, Usa condannano le violenze contro i giornalisti. A Bangkok si arrendono le camicie rosse

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Washington, 19 mag 2010 – Gli Stati Uniti hanno condannato oggi gli atti di violenza commessi dai manifestanti in Thailandia contro i giornalisti. Un portavoce del dipartimento di stato ha condannato ´´gli incendi dolosi e gli attacchi contro i giornalisti´´ da parte dei manifestanti impegnati in dimostrazioni contro il regime locale.__________________________________________________RESA CAPI ´ROSSI´, UCCISO FOTOGRAFO ITALIANO. Bangkok – Due mesi di protesta delle ´´camicie rosse´´ thailandesi si sono conclusi oggi con un blitz dell´esercito, penetrato nell´accampamento al centro di Bangkok in un´operazione che ha portato all´uccisione di sei persone, tra cui un fotografo italiano, Fabio Polenghi. Ma la resa annunciata dai leader del movimento antigovernativo e´ stata seguita da pochi manifestanti, mentre gli altri si sono sparpagliati nella capitale appiccando il fuoco a decine di palazzi, tra cui la Borsa e il principale centro commerciale. ´´Atti di terrorismo´´, questi, che hanno spinto il governo a dichiarare il coprifuoco, prevedendo la pena di morte contro i responsabili. In tarda serata, con centinaia di manifestanti – tra cui diversi feriti, ma secondo una fonte medica anche nove morti – intrappolati in un tempio al centro dell´ex bivacco ´´rosso´´, sparatorie sporadiche tra militari e dimostranti sono ancora in corso, mentre vaste aree centrali della capitale sono al buio e senza elettricita´. Le tv nazionali, censurate dalle autorita´ militari che gestiscono la risposta alla protesta, trasmettono solo le disposizioni del governo e diversi siti di informazione funzionano a singhiozzo. L´esercito ha sfondato le barricate a sud dell´accampamento intorno alle 8 di mattina, con l´ausilio di mezzi blindati. Un esiguo ma agguerrito gruppo di manifestanti ha cercato di rallentarne l´avanzata, innescando alcune sparatorie. In una di queste, sul lato nord del parco Lumphini, e´ stato ucciso il milanese Polenghi, colpito all´addome mentre stava fotografando i dimostranti in fuga dai proiettili dei militari. L´avanzata dell´esercito si e´ poi fermata ai margini dell´accampamento, mentre alcune migliaia di ´´rossi´´ rimanevano intorno al palco eretto presso la Ratchaprasong Intersection. La pressione ha pero´ convinto i leader dei sostenitori dell´ex premier Thaksin Shinawatra a consegnarsi alla polizia, invitando i loro seguaci a fare altrettanto. L´annuncio e´ stato fischiato da una parte dei dimostranti, e subito dopo sono iniziate le devastazioni. Il Central World, un enorme centro commerciale di fronte al palco di Ratchprasong, e´ stato saccheggiato e poi dato alle fiamme, che si sono sviluppate per ore senza l´intervento dei vigili del fuoco. In tarda serata l´incendio non era ancora stato domato e parte dell´edificio e´ crollata. Secondo l´esercito, nella zona si nascondono cecchini che impediscono il tentativo di spegnimento. Lo storico Siam Theatre, un cinema nella piazza di Siam Square, e´ stato distrutto dal rogo. Il fuoco e´ stato appiccato anche al palazzo della Borsa, qualche chilometro a est dell´accampamento. In tutto, 27 edifici sono stati dati alle fiamme. Fino alle 6 di domattina (l´una di notte in Italia) Bangkok e´ sotto coprifuoco, un provvedimento esteso ad altre 21 province del nord e del nord-est, roccaforti dei ´´rossi´´, dopo diverse segnalazioni di attacchi contro edifici pubblici nelle citta´ della regione. Il primo ministro, Abhisit Vejjajiva, si e´ detto fiducioso che le operazioni militari ´´riporteranno la calma´´ nella notte. Esercito e polizia, ha annunciato la task-force militare che gestisce la risposta alla protesta, procederanno a ´´una repressione armata´´ contro chi si da´ ad ´´atti di terrorismo´´, che prevedono – e´ stato specificato – la pena di morte come massima punizione. Le violenze, ha dichiarato il portavoce dell´esercito, hanno provocato sei morti e 59 feriti, tra i quali figurano tre reporter stranieri: un olandese, un canadese e un americano. Un medico ha pero´ segnalato che all´interno del tempio di Wat Phatum, dove negli ultimi giorni avevano trovato rifugio in particolare donne e bambini, ci sono nove morti e sette feriti. Sparatorie tra militari e alcuni manifestanti asserragliati impediscono l´arrivo dei soccorsi: un giornalista australiano, che riesce a scrivere dall´interno del tempio, ha riferito di essere stato bersagliato mentre cercava, assieme ad un monaco, di aiutare un thailandese colpito al petto da una pallottola che l´ha trapassato da parte a parte. Quasi tutti i leader della protesta si sono arresi senza opporre resistenza, mentre un altro, l´ex cantante Arisman Pongruangrong, e´ stato arrestato successivamente. Le autorita´ giudiziarie si sono gia´ mosse anche contro lo stesso Thaksin, che dal suo autoesilio continua a finanziare le ´´camicie rosse´´ ed evoca la possibilita´ che ora si trasformino da pacifici manifestanti in pericolosi ´´guerriglieri´´. Contro l´ex premier, insieme ad altre nove persone, la Corte criminale ha spiccato un mandato di cattura per terrorismo. (ansa)__________________________________________MORIRE D´INFORMAZIONE, REPORTER AL FRONTE. POLENGHI E´ SOLO L´ULTIMA VITTIMA. Morire per amore della verita´. Ogni anno i reporter uccisi sono centinaia, caduti in guerra o per semplice rappresaglia. Ma nonostante i rischi enormi continuano a fare, indipendentemente da tutte le pressioni esterne che vorrebbero altrimenti, il loro dovere. Come ILARIA ALPI, la giornalista del Tg3 rimasta uccisa a 32 anni in un agguato a Mogadiscio, in Somalia, nel 1994, insieme all´operatore triestino MIRAN HROVATIN (45 anni), dopo aver scoperto un traffico di armi e sostanze tossiche a bordo di pescherecci debitamente camuffati. Ma sono tanti gli italiani vittime della ricerca della verita´: avviene nel 1995, sempre a Mogadiscio, la morte di MARCELLO PALMISANO (55 anni), operatore del Tg2. Sul convoglio sul quale viaggiava c´era anche Carmen Lasorella, che resta leggermente ferita. ALMERIGO GRIZL, fondatore della Albatros Press Agency, agenzia giornalistica che produce servizi in aree del mondo interessate da fenomeni bellici o rivoluzionari, nel 1987 viene ammazzato da un ´proiettile vagante´ a Caia in Mozambico mentre con la cinepresa sta filmando una battaglia fra i miliziani del fronte Renamo e quelli fedeli al governo in carica. ANTONIO RUSSO, inviato di Radio Radicale, viene invece ucciso in Georgia nell´ottobre del 2000, nei pressi di una base militare, dopo avere denunciato la repressione russa sulla popolazione cecena. Russo, 40 anni, viene trovato morto con il torace sfondato. Il fotografo RAFFAELE CIRIELLO e´ stato il primo giornalista straniero ucciso nell´intifada, in Cisgiordania nel 2002. Freddato da un cecchino mentre documentava gli scontri tra israeliani e palestinesi, ha ripreso la propria morte in diretta lasciando una macabra testimonianza dell´impegno di freelance a caccia della verita´. Risale all´agosto 2004 la scomparsa di ENZO BALDONI, giornalista freelance umbro di Citta´ di Castello, naturalizzato milanese, 56 anni. Viene rapito e giustiziato in Iraq da una sedicente organizzazione fondamentalista musulmana. GABRIEL GRUENER, nato in provincia di Bolzano, giornalista del settimanale tedesco Stern, muore nel 1999 a Dulje, 40 chilometri a sud di Pristina, in Kosovo. Rimangono a terra, freddati dal medesimo cecchino, anche il fotografo della stessa testata Volker Kraemer. Infine, MARIA GRAZIA CUTULI. Viene trucidata mentre i lettori del Corriere della Sera stanno leggendo quello che diventera´ il suo ultimo scoop, pubblicato sulla prima pagina del quotidiano milanese il 19 novembre 2001. Un reportage sulla scoperta di un deposito di Sarin, il letale gas nervino, all´interno di una base militare di bin Laden abbandonata dopo la ritirata dei talebani da Jalalabad. Maria Grazia resta vittima di un attentato in Afghanistan nel novembre 2001, insieme ad alcuni colleghi stranieri. (ansa)

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