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Libertà di informazione: la Procura esclude anche la Rai, niente telecamere per il processo Ruby

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Milano, 31 mar – Riflettori spenti e nessuna telecamera – neanche quelle della Rai – ammessa a riprendere in aula le fasi del processo per il caso Ruby con il presidente del consiglio Silvio Berlusconi imputato di concussione e prostituzione minorile. È stata, infatti, revocata attraverso un provvedimento di poche righe firmate dall´avvocato generale dello Stato, Laura Bertolè Viale, e dal procuratore generale Manlio Minale, responsabili della sicurezza nel palazzo, l´ordinanza del presidente del collegio giudicante, Giulia Turri, che ammetteva come unica televisione la Rai, che si era impegnata a cedere le immagini a emittenti di tutto il mondo. Bertolè Viale e Minale hanno ´ritirato´ tutti i permessi in precedenza accordati a cineoperatori, fotografi e cameramen per entrare in tribunale nei giorni 4 aprile (udienza preliminare Mediatrade con possibile presenza del premier), 5 aprile e 6 aprile, giorno di inizio del processo Ruby. Saranno invece consentite le registrazioni audio. La decisione dell´avvocato generale e della procura generale concorda con la posizione del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati che si era espresso da subito contro la presenza delle telecamere in aula, anche per non influenzare le deposizioni dei testimoni. Vietato a fotografi e operatori tv anche l´accesso ai corridoi limitrofi all´aula del primo piano dove si svolgerà il processo al premier per la vicenda Ruby. L´accesso, è stato detto, è stato vietato “per ragioni di sciurezza” come è nelle prerogative della procura generale della Repubblica. L´unico processo a Berlusconi in cui sono ammesse le telecamere è quello sui diritti tv di Mediaset, ma nel caso in cui alla prossima udienza, l´11 aprile, lunedì, il premier decidesse di partecipare, la procura generale potrebbe replicare il contenuto dell´ordinanza emesso in relazione al caso Ruby. Mediatrade, ancora in udienza preliminare, è per definizione a porte chiuse. Nel processo per la presunta corruzione dell´avvocato Mills, i giudici hanno mantenuto in vigore la decisione assunta dai loro colleghi che giudicarono il legale inglese: a garantire la pubblicità del dibattimento bastano i giornalisti della carta stampata. All´origine della decisione c´è la differenza tra comunicazione e diffusione. (repubblica.it)

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