Roma, 4 lug – Resta alta la tensione tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Se nei giorni scorsi era stato il premier ad usare parole pesanti contro il presidente della Camera, oggi e´ il co-fondatore del Pdl a passare al contrattacco. Nessuna intenzione di uscire dal partito, anzi, l´ex leader di An fa capire di essere pronto ad andare fino in fondo: ´´Noi – avverte in caso di rottura – non faremmo una An in sedicesimo, nascerebbe qualcosa di nuovo, c´e´ tanta gente alla finestra che aspetta´´. Un ragionamento, quello del presidente della Camera, riportato dal quotidiano La Repubblica, che scatena il putiferio all´interno del Pdl. Parole che non sarebbero certo passate inosservate nemmeno allo stesso Cavaliere che, uomini a lui vicini, descrivono decisamente irritato. Una reazione smentita pero´ da palazzo Chigi: ancora una volta – si legge in una nota – si attribuiscono al presidente Berlusconi commenti su personaggi e fatti politici che non sono stati mai pronunciati. Ma nelle file azzurre del partito si fa fatica a contenere il malumore per l´atteggiamento dei finiani sui provvedimenti all´esame del Parlamento: dalla manovra del governo, fino alle intercettazioni. La settimana che si apre e´ dunque all´insegna delle fibrillazioni. Giovedi´ la Camera dovra´ votare la mozione di sfiducia presenta da Idv e Pd contro il ministro del Decentramento Aldo Brancher. E´ su quel voto potrebbe esserci una prima prova di forza all´interno del Pdl. ´´Se qualcuno del partito dovesse votare si´ alla mozione di sfiducia fa una scelta di campo e va all´opposizione´´, dice senza giri di parole Gianfranco Rotondi, ministro per l´Attuazione del Programma. Un messaggio indirizzato ovviamente alla componente finiana. Stando a quanto circola nelle file del partito, gli uomini del presidente della Camera non dovrebbero votare contro ma, non presentarsi al voto. Ipotesi pero´ che non verrebbe comunque giustificata dalla maggioranza del partito. Come faranno i finiani, si chiedono nel Pdl gli ex di Forza Italia, a giustificare un voto diverso dal gruppo quando Brancher ha rinunciato al legittimo impedimento e pare intenzionato a chiedere anche il rito abbreviato? Un argomento su cui starebbero riflettendo i finiani, con alcuni distinguo sul da farsi. In serata, tuttavia, il finiano Italo Bocchino, ospite della Festa dell´Unita´, getta acqua sul fuoco: ´´non siamo scemi – dice – nessuno vuole votare contro il governo´´ chiarendo che l´obiettivo e´ quello di ´´rafforzare la maggioranza´´. Quanto a Brancher Bocchino auspica che non si arrivi giovedi´ al voto di fiducia invitando il ministro a presentarsi domani in Tribunale. In questo caso ´´non c´e´ nessun motivo di chiedergli di dimettersi´´, sottolinea. Il ´caso´, salvo sorprese, sara´ discusso mercoledi´ nel corso dell´ufficio di presidenza del partito. Non e´ escluso poi che prima di mercoledi´ potrebbe svolgersi un incontro tra i coordinatori del partito ed i fedelissimi del presidente di Montecitorio. Brancher a parte, quello che pero´ appare ormai chiaro a molti dirigenti della maggioranza, e´ la linea scelta dal premier: andare avanti a governare avendo i numeri. C´e´ una maggioranza, – ribadiscono nel Pdl – chi dovesse distinguersi se ne assumera´ la responsabilita´. (ansa)