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Libertà di stampa: Libia, tre giornalisti della Bbc picchiati e sottoposti a finta esecuzione da regime Gheddafi. Liberati dopo 21 ore

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Roma, 10 mar – Tre giornalisti della Bbc sono stati arrestati e malmenati dalle forze di sicurezza del regime di Gheddafi mentre stavano cercando di raggiungere la citta´ di Zawiya. Lo riferisce la stessa emittente britannica nel suo sito online precisando che i tre sono stati trattenuti per 21 ore e sono stati poi liberati. I tre giornalisti – riferisce la Bbc – sono stati picchiati con pugni e ginocchiate, per poi essere incappucciati e sottoposti a una finta esecuzione da parte dei membri dell´esercito della Libia e della polizia segreta. I tre uomini sono stati trattenuti per 21 ore, ma ora sono gia´ usciti dalla Libia, riferisce la Bbc sottolineando che uno dei tre, Chris Cobb-Smith, ha raccontato della simulazione di un´esecuzione: ´´Siamo stati allineati contro il muro. Io ero l´ultimo della fila… ho guardato e ho visto un tizio in borghese con una piccola arma automatica. L´ha puntata alla testa degli altri…. l´´ho visto e ha urlato verso di me´´. Poi – ha proseguito il racconto – ´´si e´ avvicinato a me, mi ha messo la pistola alla nuca e ha premuto il grilletto, due volte, con le pallottole che hanno sfiorato il mio orecchio ed i soldati che si sono messi a ridere´´. Un altro dei tre cronisti, Feras Killani, corrispondente di origine palestinese, ha riferito che i tre sono stati separati per rafforzare il clima di terrore. Il terzo, il cameraman Goktay Koraltan, ha invece riferito di essere stato certo che sarebbero morti. (ansa)________________________________________________________________LIBIA: TRIPOLI, ISOLA IN UN PAESE IN FIAMME, STRADE PIENE DI MILIZIANI. Tripoli sembra una citta´ come tante. L´insurrezione che si ipotizzava ormai alle porte della capitale libica ha subito negli ultimi giorni una battuta d´arresto. In citta´ il traffico e´ regolare, i posti di blocco sono diminuiti, e militari e poliziotti osservano l´andirivieni di automobili senza fermare nessuno. A piedi, nelle strade della citta´, per la verita´ si vedono girare soprattutto miliziani avvolti nel caratteristico foulard verde. Ragazzi e ragazze, molti con il giubbotto antiproiettile, pattugliano le viuzze attenti soprattutto a quello che fanno i giornalisti stranieri, cosa fotografano e che domande fanno. “Qui non potete fotografare”, intimano con tono minaccioso che non lascia adito a dubbi sul da farsi. Anche i funzionari del governo, che accompagnano i giornalisti stranieri in queste rapide quanto impreviste visite guidate nella citta´, sembrano talvolta intimoriti dal tono perentorio di questi ragazzi. Nel suk, stretto tra la piazza Verde e il mare, la vita scorre tranquilla : quasi tutti i negozi sono aperti e non mancano i generi alimentari, come anche le calze a rete, piuttosto che gioielli e monili. In molti di questi bugigattoli troneggia la foto del leader, e tutti inneggiano a Gheddafi, alla “vittoria. Nelle stradine strette e buie, gli artigiani martellano ritmicamente ferro e bronzo per creare i tipici manufatti di queste zone, coppe, monili, piatti, teiere.. ´´Gli affari vanno bene, nessuno ha paura´´, assicura uno dei tanti negozianti che vendono abiti, di fronte agli impassibili funzionari del governo che ci accompagnano. ´´Gheddafi e´ il nostro leader´´ scandiscono altri e fanno il segno di vittoria. A piazza Verde c´e´ poi un vero e proprio carosello: le auto girano nella piazza avvolte nelle bandiere verdi del regime, i clacson sono assordanti. Sotto l´effige del leader ai lati della piazza, un gruppo di ragazzi intona cori contro Al Arabiya e Al Jazira, responsabili a loro dire della disinformazione sulla situazione nel Paese. Spunta una ragazza, che ci grida ´´Gheddafi ti amo´´. Chissa´ se e´ proprio questa la vera Tripoli. (ansa)

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