Roma, 5 ott – Devono essere sanzionati i giornali che pubblicano e i giornalisti. E, nella fattispecie, ´i giornalisti, con una misura di rilevanza penale´. Carcere per i giornalisti, dunque. Questa la proposta di Maurizio Paniz a proposito di riforma delle intercettazioni. ´Il giornalista che pubblica ciò che non può pubblicare dovrebbe subire una sanzione penale. Il carcere magari è un percorso più lungo. Che ne so, ci vorrebbe una sanzione da 15 giorni a un anno, poi il giudice graduerà a seconda della violazione, vedrà se sono possibili riti alternativi, pene pecuniarie o multe o se il giornalista debba andare in carcere. Cosa che è tutto sommato molto rara nel nostro ordinamento per questa tipologia di situazione´. Qualcosa si muove, invece, dal punto di vista della norma ammazza-blog. In pratica un nuovo emendamento che prevede termini allungati e sanzioni ridotte per i siti amatoriali. Una nuova versione – spiega il deputato del Pdl Roberto Cassinelli – che esclude l´obbligo di rettifica, mantenendolo solo per le testate registrate”. Il Pdl, dunque, sembra sempre più intenzionato a modificare il testo, arrivando al punto di farlo approvare con la fiducia. Preoccupati, ovviamente, i magistrati. “Ci sono intercettazioni e vicende che attengono alla vita privata che non dovrebbero mai essere pubblicate, sono pura pruderie. Ma tentare di mettere una pezza a valle vietando la pubblicazione è un attentato alla libertà di stampa” dice il segretario dell´Anm Giuseppe Cascini. Mentre per il vicepresidente del Csm Michele Vietti l´emendamento sulla cosiddetta udienza-filtro, e che prevede che nulla possa essere conosciuto delle registrazioni fino al momento in cui avvocati e magistrati selezionano gli ascolti essenziali per dimostrare la colpevolezza o l´innocenza escludendo le parti superflue, “è una soluzione che ha una propria ragionevolezza”. Ieri i centristi 2 avevano detto chiaramente di essere contro le modifiche avanzate dalla maggioranza, oggi Pier Ferdinando Casini precisa: “Se si vuole impedire l´obbrobrio di dialoghi che nulla hanno a che fare con le indagini, se si vuole fare una legge con questa finalità, la votiamo, se invece si vuole fare una legge che punta a censurare la stampa o a vendicarsi con i giudici, non vogliamo essere complici”. Molto più duri Pd e l´Idv. “E´ scandaloso che mentre quattro ragazze muoiono sotto le macerie per lavorare a quattro euro all´ora e Moody´s ci declassa, noi siamo qui a parlare di intercettazioni – dice Pierluigi Bersani – Questo dimostra la perdita di presa totale verso gli interessi del Paese”. Per il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi “la legge Bavaglio è uno schiaffo alla democrazia e alla libertà di stampa, ed è anche un´offesa ai cittadini, che chiedono misure concrete contro la crisi economica e non bavagli all´informazione”. Nel frattempo è iniziato, nell´aula della Camera, l´esame delle questioni pregiudiziali: due di costituzionalità (una idv e una pd) e una di merito (del pd). L´Udc, come annunciato ieri, ha ritirato la sua pregiudiziale come apertura di credito nei confronti della maggioranza per capire se ci sono ancora margini di trattativa. Il terzo polo si asterrà sui documenti delle altre opposizioni. Questo dovrebbe preludere a una ´bocciatura´ delle pregiudiziali di Pd e Idv. (repubblica.it)____________________________________________________________Di nuovo in piazza. Mercoledì, 5 ottobre, dalle 17 alle 19 al Pantheon, Roma. Per marcare a uomo l´iter parlamentare del ddl sulle intercettazioni. Il Comitato per la libertà d´informazione continua la sua protesta contro la legge Bavaglio. Si tratterà di un presidio con gli interventi dei rappresentanti delle associazioni che formano il Comitato. Per spiegare ai cittadini, ancora una volta, i guasti che potrebbero essere prodotti dalle legge sulle intercettazioni sul tessuto democratico del Paese. E per continuare il percorso verso una grande manifestazione nazionale. L´invito del Comitato è rivolto a “tutti coloro che hanno a cuore la Costituzione”. E non solo: la richiesta è “contribuire alle mobilitazioni”, partecipando e promuovendo ogni iniziativa possibile, sia nelle piazze reali che in quelle virtuali. “E non finirà qui. Saremo in piazza ogni volta che sarà necessario. Con presidi e sit-in. Tutti momenti preparatori a una grande manifestazione di piazza, cui daremo vita se questa maggioranza parlamentare dovesse approvare la legge Bavaglio”, dice Fulvio Fammoni della Cgil. Che aggiunge: “Continueremo anche sollevando gli evidenti problemi di costituzionalità rispetto all´art.21”. E “Io ci sarò”, sarà lo slogan del presidio, affinché non sia approvato “un provvedimento sbagliato che manomette diritti costituzionali”. In campo, numerose associazioni. Giuseppe Giulietti, presidente di Articolo 21: “Noi ci saremo e parteciperemo a tutte le iniziative promosse a difesa della Costituzione e della libertà di informazione in attesa di della grande manifestazione nazionale unitaria che dovrà essere convocata da quanti partiti, movimenti sindacati, comitati, cittadini, credenti non credenti, imprenditori… tutti coloro che ritengono che l´aria sia non solo viziata ma che con l´approvazione della legge bavaglio rischia di diventare irrespirabile”. Pronti a scendere in piazza anche i rappresentanti della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. “Il Paese che vuole cambiare, quello dei referendum che ha portato milioni di donne nelle piazze ha le idee molto chiare”. Ovvero: “No al bavaglio”. E ancora: “Ci eravamo presi l´impegno a riconvocarci a piazza del Pantheon quando la legge fosse andata in aula, per riaffermare la volontà di sconfiggere questo disegno scellerato contro il diritto dell´opinione pubblica ad essere correttamente informata e contro la volontà di insabbiare i meccanismi della giustizia. Poi, se costretti dalla protervia del governo, continueremo una mobilitazione nelle tante altre piazze d´Italia, fino ad una manifestazione nazionale”. (repubblica.it)