Roma, 28 mag 2010 – I divieti contenuti nel ddl Intercettazioni, come l´obbligo di astensione per il Pm che ha rilasciato dichiarazioni sul procedimento che gli e´ stato affidato, saranno estesi anche ai processi in corso alla data di entrata in vigore della legge. E´ questa una delle principali novita´ contenuta negli 11 emendamenti firmati dai vertici dei gruppi di Pdl e Lega al Senato, Maurizio Gasparri e Federico Bricolo, dal presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama Filippo Berselli e dal relatore Roberto Centaro. Le altre proposte di modifica, condivise anche dai finiani, come assicura il deputato Italo Bocchino, prevedono la riduzione per le sanzioni degli editori: si va da un minimo di 100 ad un massimo di 200 quote (nel testo licenziato dalla Camera si prevedeva una forchetta di 250-300 quote) per una pena massima di circa 309 mila euro (e non piu´ 465 mila); la possibilita´ di pubblicare gli atti di indagine ´´per riassunto´´; piu´ tempo per i ´controlli´ se si ricerca un latitante; una sorta di ´stralcio´ per le norme che disciplinano le riprese visive. La maggioranza, infatti, decide di sopprimere il comma 10 del testo nel quale si faceva la distinzione tra quelle ´captative´ e quelle ´non captative´ prevedendo una serie di limiti e procedure. Nel ddl si lascia solo il riferimento alle ´intercettazioni di immagini mediante riprese visive´. ´´La disciplina sul tema – avverte Centaro – verra´ affrontata in una norma ´ad hoc´´´. In piu´ si introduce una modifica che c´entra poco con le intercettazioni: l´esclusione dall´obbligo dell´ arresto in flagranza per i reati di pedofilia ´´nei casi di minore gravita´´. Questioni ´delicate´ come quella delle intercettazioni ambientali invece non vengono toccate. Nonostante le assicurazioni date in commissione dal centrodestra. ´´Lasciando il testo cosi´ com´e´ – avverte il responsabile Giustizia dell´ Idv Luigi Li Gotti – sara´ letteralmente impossibile farle. Nessuno ad esempio potra´ sognarsi di mettere piu´ una cimice nella cella di Anemone perche´ il ddl prevede l´obbligo che per chiedere di installare delle microspie si debba avere la certezza che nel luogo che si intende controllare si stia svolgendo un´attivita´ criminosa´´. L´opposizione presenta in tutto circa 280 emendamenti (160 del Pd; 110 dell´Idv; 10 dell´Api) e annuncia battaglia. Il leader dell´Idv Antonio Di Pietro torna a minacciare il referendum, mentre l´europarlamentare Luigi De Magistris deposita un´interrogazione in Europa. Ed e´ da oltre confine che arriva un´altra stroncatura al ddl intercettazioni: l´Istituto Stampa Internazionale lancia un appello al Parlamento italiano affinche´ non approvi una legge che e´ ´´uno schiaffo sfrontato al giornalismo libero´´. Ma la maggioranza, almeno ufficialmente, fa quadrato. Bricolo, ad esempio, sottolinea di condividere ogni emendamento a prima firma Gasparri. Anche se la proposta di modifica che estende la norma transitoria ai processi in corso in realta´ non portava la firma di nessun esponente del Carroccio. E´ vero che alcune parti sono state ´´ammorbidite´´ si sostiene nel Pd, a cominciare dalla possibilita´ di pubblicare atti di indagine almeno per riassunto (il cosiddetto ´Lodo Bongiorno´ dal nome del presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno che volle inserire questa norma), ma ´´e´ proprio l´impianto della legge che e´ sbagliato´´. Cosi´ la protesta continua. Il popolo Viola per domani organizza presidi e iniziative. Mentre la Fnsi resta sul piede di guerra. Di fiducia al momento non se ne parla, assicura Gasparri, a meno che l´opposizione ´´non faccia ostruzionismo´´. ´´Io sono tranquillo – afferma il ministro dell´Interno Roberto Maroni – perche´ in questo ddl non c´e´ nulla che possa intralciare le indagini di mafia´´. (ansa)