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Strage nave pacifisti: i giornali israeliani, Gaza è il nostro Vietnam. Tensione per l´arrivo di un´altra nave dall´Irlanda

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Roma, 2 giu 2010 – «L’assedio di Gaza, è il Vietnam d’Israele», scrive un commentatore di Tel Aviv per il quale governo e forze armate non stanno più difendendo lo stato ma il blocco imposto alla “striscia” e ai suoi abitanti. Benjamin Netanyahu è tornato a casa senza passare dalla Casa Bianca dove era stato invitato da Obama (prima dell’assalto alle navi) per fronteggiare una marea di critiche anche dai ministri del suo governo, la rabbia del suo unico alleato musulmano (la Turchia), la condanna unanime delle Nazioni Unite, la sfida rappresentata da altre due navi con merci e pacifisti votati a sfondare il blocco. E le drammatiche parole del potente capo del Mossad, i servizi segreti, per il quale «Israele si sta progressivamente trasformando da risorsa, in peso ingombrante per gli Stati Uniti». Washington, però, non intende abbandonare la regione. L’inviato speciale della Casa Bianca George Mitchell torna oggi per una Conferenza sugli investimenti in Palestina e per impedire che il caso “flotta pacifista” possa bloccare il negoziato indiretto cominciato nelle scorse settimane. L’intero apparato propagandistico israeliano è impegnato a cercare di limitare i danni. Arrivano ai corrispondenti, le immagini dei militari feriti e i racconti di alcuni di loro per dimostrare che sono stati aggrediti dai passeggeri. Per i portavoce, l’arrembaggio in acque internazionali è giustificato e non, come accusa il premier turco, un «atto di pirateria». Non ci sono, invece, le immagini girate dai passeggeri. Tutte le macchine fotografiche, computer e telefonini sono stati distrutti o sequestrati dagli israeliani. La maggior parte dei pacifisti, oltre quattrocento, è ancora trattenuta nelle carceri israeliane. Vengono interrogati, fotografati, schedati e deportati. Nel giro di tre giorni, dicono a Tel Aviv, l’operazione sarà conclusa ma non è sicuro che tutti saranno liberati. Gli israeliani e i palestinesi rischiano il carcere. I primi pacifisti a tornare a casa hanno cominciato a raccontare la loro odissea. Alcuni parlano di essere stati storditi con i “teasers”, ossia apparecchi a scossa elettrica usati dalla polizia; altri si limitano a smentire la presenza a bordo di armi vere e proprie; una giovane donna con bambino in braccio parla di «sangue ovunque». I titoli e i commenti dei giornali israeliani sono indicazione dell’incertezza della situazione e di una crescente frustrazione con il comportamento del governo. Qua e la ci sono state dimostrazioni a sostegno delle forze armate ma poche voci si sono levate per lodare Netanyahu o il suo ministro della difesa, il laburista Barak. Al contrario, molti ministri si sono lamentati perché non erano stati consultati. “Sette idioti nel Gabinetto”, il titolo di un aspro commento sulle pagine di Haaretz. L’autogol d’Israele ha ottenuto un primo effetto pratico. L’Egitto, spesso accusato di assecondare la politica di Netanyahu contro Hamas con il blocco di Gaza, ha aperto il passaggio di Rafah per consentire il passaggio di merci e persone. E’ una vittoria per il milione e mezzo di abitanti della striscia. Il capo politico del movimento islamico Meshaal ha ringraziato il Cairo ma, ha detto, «non basta perché il passaggio deve essere aperto sempre e in modo incondizionato». Per Israele la situazione non cambia: Netanyahu ha ribadito che il blocco navale resta «per impedire il passaggio di armi». Nelle prossime ore dovrà decidere se far passare la motonave “Rachel Corrie” con a bordo, oltre a aiuti umanitari, il Premio Nobel Maireàd Corrigan-Maguire, l’ex assistente del Segretario generale delle Nazioni Unite Denis Halliday e la regista Fiona Thompson. (ilmessaggero.it)_____________________________________________I sei italiani arrestati in Israele nel sanguinoso blitz contro la flottiglia filo-palestinese che tentava di raggiungere Gaza per portare aiuti umanitari sono liberi, insieme ad oltre 400 altri pacifisti arrestati. Il Consiglio dei diritti umani dell´Onu ha intanto approvato una risoluzione che chiede una missione internazionale di inchiesta sull´accaduto. L´Italia ha votato contro. «I nostri connazionali detenuti a Beer Sheva a seguito dell´azione israeliana a largo di Gaza sono appena stati liberati e si apprestano a rientrare in Italia», ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini, sottolineando di essere «particolarmente grato al governo israeliano per la collaborazione offerta». I sei sono stati caricati su un pullman nel centro di detenzione temporaneo di Beer Sheva (sud di Israele), e trasferiti verso l´aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Il trasferimento avviene sotto scorta e senza possibilità di contatti con l´esterno. Con i sei – Giuseppe Fallisi, Angela Lano, Marcello Faraggi, Manolo Luppichini, Manuel Zani e Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin – ci sono anche centinaia di altri attivisti stranieri in via di espulsione. Il gruppo dovrebbe essere imbarcato direttamente dalla polizia su un volo per la Turchia. All´aeroporto è prevista la presenza di rappresentanti diplomatici italiani. I sei italiani erano stati confinati da Israele in un centro di detenzione costruito nel deserto del Neghev nella regione più meridionale di Israele, dopo essere stati tenuti in isolamento nel porto di Ashdod. Israele ha rilasciato tutti i circa 600 attivisti stranieri arrestati in seguito al sanguinoso blitz contro la flottiglia filo-palestinese che tentava di raggiungere Gaza per portare aiuti umanitari. I primi a essere stati liberati sono stati una cinquantina di turchi, mentre durante la notte 124 persone di origine araba erano già state espulse via terra al confine con la Giordania. Le operazioni di rilascio sono state completate nel primo pomeriggio. Non tutti gli attivisti sono peraltro pienamente liberi: per diverse decine di loro proseguono infatti le procedure di espulsione, senza contatti esterni e sotto la sorveglianza della polizia israeliana, che cesserà solo al momento dell´imbarco aereo o dell´arrivo a un valico di confine terrestre. Il presidente dell´Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen (Mahmud Abbas), ha accusato intanto oggi Israele di «terrorismo di stato» per il sanguinoso blitz. «Il nostro popolo è stato esposto al terrorismo di Stato quando Israele ha attaccato il convoglio della libertà. Il mondo intero, assieme al popolo palestinese, si confronta con questo terrorismo», ha detto Abu Mazen all´apertura di una conferenza internazionale sugli investimenti in Palestina a Betlemme. «Proprio come la flottiglia della libertà è venuta a spezzare l´assedio di Gaza, questa conferenza è tesa spezzare l´assedio dell´economia palestinese», ha aggiunto il presidente dell´Anp. Il governo turco si è detto oggi pronto a normalizzare i rapporti con Israele se lo Stato ebraico revocherà il blocco della Striscia di Gaza e ha detto che «è tempo che la rabbia lasci il posto alla calma». In una conferenza stampa ad Ankara al suo ritorno dagli Stati Uniti, il ministro degli esteri Ahmet Davutogu ha detto anche che il futuro delle relazioni fra Israele e la Turchia dipende dall´atteggiamento dello Stato ebraico. Ankara ha richiamato il proprio ambasciatore in Israele dopo l´attacco israeliano. Parlamento turco: Nato decida sanzioni per Israele. Il parlamento turco ha chiesto oggi all´unanimità l´applicazione di misure «efficaci» contro Israele. Nella dichiarazione, il Parlamento «chiede al governo turco di riesaminare le relazioni politiche, militari ed economiche con Israele e di adottare le necessarie ed efficaci misure». Nel documento si afferma inoltre che «la Turchia deve utilizzare i sistemi legali nazionali ed internazionali che ha a propria disposizione contro Israele» e si chiede anche la istituzione di una commissione internazionale indipendente per investigare sull´assalto della Marina israeliana. Il documento chiede anche al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di «adottare al più presto una risoluzione di condanna di Israele che preveda anche sanzioni». «Sono orgoglioso dei nostri soldati». Ha difeso così ancora una volta il premier israeliano Benjamin Netanyahu l´azione delle forze di sicurezza due giorni fa contro la “Flottiglia di pace”. Incontrando la stampa, ha affermato che «Hamas continua ad armarsi, continua a contrabbandare armi nella Striscia». Dunque, ha proseguito, «il nostro dovere è impedire questo contrabbando». Secondo il capo del governo di Gerusalemme, «l´obiettivo della Flottiglia non è la pace, non è l´assistenza, ma è quello di forzare il blocco imposto a Gaza. Se fosse violato il blocco, vi sarebbero decine, forse centinaia di navi che approdano a Gaza». Quella intercettata in alto mare dai commando israeliani «non era una ´Love Boat´, bensì una flottiglia terroristica». Lo ha affermato il premier israeliano Benyamin Netanyahu. «Continueremo a difendere i nostri cittadini, è nostro diritto, nostro dovere» ha aggiunto il premier, confermando che il blocco a Gaza sarà mantenuto anche in futuro, malgrado «l´attacco internazionale di ipocrisia» nei confronti di Israele. Consiglio diritti Onu: sì a inchiesta internazionale. Il Consiglio dei diritti dell´uomo dell´Onu ha adottato a Ginevra una risoluzione che chiede una «missione di inchiesta internazionale» sul blitz delle forze israeliane. La risoluzione è passata con 32 voti a favore, 9 astenuti e 3 contrari, sui 47 membri del Consiglio. Il testo approvato chiede di «inviare una missione internazionale per indagare su violazioni delle leggi internazionali». Una sessione straordinaria dell´organismo era stata convocata su iniziativa del rappresentante palestinese e di quelli del Sudan, del Pakistan a nome della Lega Araba e dell´Oci, l´Organizzazione della conferenza islamica. L´Italia ha votato contro la risoluzione del Consiglio dei diritti umani dell´Onu, condividendo la posizione americana e dei Paesi bassi. Fonti della Farnesina sottolineano come non ci sia stata «una posizione comune europea». Assieme all´Italia hanno votato contro gli Stati Uniti e i Paesi Bassi. Gli astenuti sono stati nove: Belgio, Burkina Faso, Francia, Ungheria, Giappone, Regno Unito, Ucraina, Slovacchia, Corea. A favore hanno votato Angola, Arabia Saudita, Argentina, Bahrain, Bangladesh, Bolivia, Bosnia-Herzegovina, Brasile, Cile, Cina, Cuba, Djibouti, Egitto, Gabon, Ghana, India, Indonesia, Giordania, Kyrgyzstan, Mauritius, Messico, Nicaragua, Nigeria, Norvegia, Pakistan, Filippine, Qatar, Russia, Senegal, Slovenia, Sud Africa e Uruguay. Pd: governo spieghi il no all´Onu. «Mentre esprimiamo soddisfazione per il rilascio degli attivisti trattenuti in Israele, chiediamo contestualmente al governo di venire a riferire in Parlamento sul voto espresso dall´Italia in sede Onu, a proposito della decisione italiana di votare contro l´istituzione di una commissione internazionale su recente blitz israeliano». È la richiesta del responsabile Relazioni Internazionali del Pd Lapo Pistelli. Farnesina: Israele capace di inchiesta credibile. L´Italia ha votato contro il testo di risoluzione approvato dal Consiglio dell´Onu per i diritti umani – che chiede una missione di inchiesta internazionale sul blitz israeliano nei confronti della flottiglia di attivisti – perchè ritiene Israele «uno Stato democratico e perfettamente in grado di condurre un´inchiesta credibile e indipendente, il che non significa necessariamente internazionale». Lo ha puntualizzato il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, spiegando che il ministro degli Esteri Franco Frattini è stato uno dei primi a chiedere che vi fosse un´inchiesta credibile e democratica per accertare i fatti. (ilmessaggero.it)_______________________________________________ISRAELE AVVERTE CHE ANCHE LA ´RACHEL CORRIE´ SARA´ FERMATA. Tel Aviv, 1 giugno – La clessidra del governo israeliano si sta rapidamente svuotando. Mentre sul suo capo piovono condanne praticamente da tutti i Paesi del mondo per il sanguinoso blitz sulla nave turca Marmara, un´altra nave con aiuti umanitari per Gaza e´ gia´ in vista. Si tratta della Rachel Corrie, della organizzazione Free Gaza, proveniente dall´ Irlanda. Doveva far parte della ´Freedom Flottiglia´, ma per problemi tecnici e´ stata costretta ad attardarsi. Adesso e´ determinata anch´essa a spezzare il blocco israeliano attorno a Gaza. E anch´essa, come le navi sorelle, non passera´: il monito, esplicito, aggressivo, determinato, e´ giunto oggi dal viceministro della difesa Matan Vilnay. A Gaza, dice Israele, non c´e´ una vera crisi umanitaria. E chi sente la necessita´ di inviare aiuti umanitari alla popolazione palestinese puo´ farlo via terra, dopo che Israele ne abbia ispezionato il contenuto. Gli aiuti trovati sulla Marmara sono stati inviati oggi a Gaza ma sono stati bloccati alla frontiera: Hamas non li accettera´, fino a quando Israele non liberera´ gli attivisti internazionali. Alcune fonti giornalistiche dicono che le quantita´ erano ´´modeste´´ e che vi erano fra l´altro ´´medicinali scaduti´´. Gli aiuti della Marmara hanno riempito appena 25 camion: un quarto dei camion che Israele afferma di inviare verso Gaza ogni giorno. Rientrato dal Canada, il premier Benyamin Netanyahu ha ribadito che, imponendo il blocco, Israele agisce secondo una dottrina di autodifesa. Perche´ se il traffico verso Gaza fosse libero, presto arriverebbero armi, missili, consiglieri militari iraniani. E dunque agli occhi israeliani si tratta di una questione di sicurezza nazionale, di primaria importanza. Nello Stato maggiore non c´e´ quindi dubbio che, anche se in questi giorni Israele sta pagando un prezzo politico e di immagine elevatissimo, nemmeno la Rachel Corrie potra´ passare. La questione da discutere – nelle prossime frenetiche 48 ore, prima cioe´ del suo arrivo – e´ la tattica da adottare. La stampa odierna ha subissato di critiche la marina militare per i metodi usati nei confronti della Marmara. Ma nel frattempo e´ emerso che la marina aveva preso in considerazione altre tattiche, per poi scartarle. Qualcuno aveva proposto di fermare la nave passeggeri (con 600 persone a bordo) con una collisione: si e´ temuto che affondasse e l´idea e´ stata scartata. Altri avevano proposto un sabotaggio che la bloccasse in alto mare: ma si e´ temuto un disastro umanitario. In sostanza: Israele non ha alcuna buona tattica per dirottare in alto mare una nave passeggeri, se al suo interno vi e´ opposizione attiva. E qui si arriva al secondo tasto dolente, quello dell´ intelligence. All´interno della Marmara c´erano molte persone che avevano in tasca notevoli quantita´ di soldi, ha affermato oggi il capo della marina militare Eliezer Maron, arrivando a ipotizzare che si trattasse di ´´mercenari´´. Erano dotati di sofisticati corpetti anti-proiettile, disponevano di strumenti ottici per vedere al buio, ed erano divisi in squadre con compiti tattici precisi. L´intelligence di Israele ne ignorava la presenza, accusano i giornali. Adesso, col fiato sospeso, si attende l´arrivo della Rachel Corrie. Il comportamento delle persone a bordo (che assicurano che si limiteranno ad una resistenza passiva) sara´ determinante, ammoniscono le autorita´ israeliane. Ieri cinque altri ´arrembaggi´ si sono conclusi senza vittime e, si dice in Israele, non c´e´ alcun motivo che ve ne siano altre sulla nave che si avvicina. (ansa)

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