Roma, 15 ott – Circa 30 mila morti in meno di 4 anni; 65 giornalisti uccisi negli ultimi 10 anni, 11 reporter attualmente scomparsi e 690 mila tra militari e poliziotti dispiegati in tutto il Messico. Questi i dati che descrivono la guerra scatenata dai narcos illustrati da alcuni giornalisti messicani nel corso di un incontro organizzato dall´ambasciata messicana a Roma. Una ´´situazione gravissima che ci sta trasformando in un Paese di vittime´´, ha dichiarato Cynthia Rodriguez, giornalista della rivista messicana ´´Proceso´, a Roma per promuovere il suo libro inchiesta ´´Contacto en Italia´´. Un libro che vuole attirare l´attenzione del mondo sulla piaga della droga e dei traffici illeciti che stanno dilagando in Messico e che punta a far luce sugli intrecci tra i cartelli messicani e la mafia italiana. All´incontro avvenuto alla sede dell´ambasciata, alla presenza del ministro Jose Luis Yunes e dell´ambasciatore Jorge Chen, sono intervenuti anche i reporter Jose Gil Olmos e Marcela Turati. Quest´ultima, giornalista dell´associazione Periodista de a Pie´, ha sottolineato l´importanza di rafforzare la collaborazione tra le diverse societa´ civili e la cooperazione tra Paesi per contrastare la lotta al narcotraffico che non e´ un problema esclusivamente messicano ma ´´internazionale´´. Turati, che lavora a Ciudad Juarez, una delle zone piu´ pericolose del Messico considerata il fulcro dell´attivita´ dei narcos, ha denunciato la condizione di insicurezza vissuta dai giornalisti spesso minacciati e sequestrati. ´´Siamo come dei corrispondenti di guerra, ma nel nostro Paese´´, ha spiegato la Turati raccontando che nel nord del Paese ci sono delle aree definite ´´zone del silenzio´´ in cui sono gli stessi narcos a decidere cosa deve essere pubblicato. In tutto questo l´assenza di una strategia forte, oltre all´intervento armato, da parte del governo inizia ad essere un peso insopportabile per la popolazione. Finora la ´´´guerra al narcotraffico dichiarata da questo governo e´ stata un disastro´´, ha aggiunto Olmos sottolineando come negli ultimi anni sono aumentati del 130% le violazioni dei diritti umani; del 50 % la produzione dell´ eroina e della marijuana e del 50% le dipendenze da droga. Altro aspetto inquietante illustrato dalla Rodriguez e´ rappresentato dal senso di impotenza legato alla giustizia. ´´Il 77% dei delitti legati ai traffici di droga e armi non vengono denunciati´´, ha detto la reporter-scrittrice. A Ciudad Juarez, per esempio, solo il 4% degli omicidi hanno un colpevole e i condannati in via definitiva in tutto il Paese sono meno del 10%. I tre giornalisti hanno inoltre espresso grande interesse per l´impegno delle autorita´ italiane nell´attivita´ di confisca dei beni alla mafia, esempio di come la lotta ai traffici illeciti si possa combattere non solo con l´intervento armato. (asca)