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Libertà di stampa: Rai-Agcom, i paletti del Csm agli ispettori di Alfano. I confini definiti un anno fa con una delibera

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Roma, 17 mar 2010 – ´´E´ necessario´´ che gli ispettori del ministro della Giustizia ´´rilascino sempre copia ´´ del mandato ricevuto dal Guardasigilli ai magistrati inquisiti;perche´ questi possano controllare non solo ´´che ogni atto ispettivo sia riconducibile al provvedimento del ministro´´ ma che l´oggetto dell´inchiesta ´´non interferisca´´ sulla loro indipendenza e ´´non collida con il principio dell´insindacabilita´ dell´azione giudiziaria´´. Cosi´ un anno fa il Csm ribadi´ i ´´paletti´´ per le ispezioni disposte dal ministro della Giustizia negli uffici giudiziari e per i comportamenti che devono tenere i suoi ´´007´´. Punti fermi che quasi certamente saranno riaffermati nella pratica che e´ stata aperta sull´ispezione alla procura di Trani e che entrera´ nel vivo, a meno di sorprese, tra piu´ di una decina di giorni, visto che la prossima settimana e´ ´´bianca´´, quella cioe´ in cui il Csm sospende la sua attivita´. Mentre gia´ domani la Sesta Commissione di Palazzo dei marescialli potrebbe sciogliere il nodo se avviare un´istruttoria, acquisendo il mandato degli ispettori e magari sentendo anche il capo della procura Carlo Maria Capristo, o se limitarsi a una ricognizione dei principi gia´ affermati per adattarli al caso di Trani e ribadirli con una nuova risoluzione. Un anno fa il Csm delimito´ i confini degli ispettori con una delibera che prese spunto dall´inchiesta amministrativa disposta da Alfano negli uffici giudiziari di Bari nei confronti dei pm che avevano messo sotto indagine il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto.A spingere i consiglieri a occuparsi del caso erano stati proprio i tre sostituti baresi – Lorenzo Nicastro (ora candidato alle elezioni regionali in Puglia), Roberto Rossi e Renato Nitti – titolari dei due procedimenti a carico di Fitto e che alla vigilia dell´udienza preliminare per uno di essi avevano visto arrivare nei loro uffici gli ispettori del Guardasigilli, dopo che l´ex governatore della Puglia in un esposto aveva denunciato irregolarita´ nella conduzione delle due inchieste. Tra loro e gli ispettori si era aperto subito un contenzioso: gli 007 di Alfano non avevano voluto rilasciare copia del mandato ispettivo e i pm a loro volta non avevano consegnato i supporti informatici relativi all´inchiesta. Un contrasto che si era risolto qualche giorno dopo con l´intervento del procuratore di Bari. ´´Hanno fatto bene´´ i magistrati baresi a chiedere agli ispettori di conoscere l´oggetto dell´inchiesta amministrativa a loro carico, stabili´ allora il plenum. Perche´ solo cosi´ le toghe inquisite possono verificare che ´´l´oggetto dell´inchiesta sia rappresentato da fatti determinati´´ e ´´suscettibili di costituire´´ illeciti disciplinari, come nel caso di ´´provvedimenti abnormi o di esercizio delle funzioni per fini diversi da quelli di giustizia´´. Se l´oggetto non e´ specificato – avvertirono i consiglieri – c´e´ il rischio di una ´´lesione del principio di autonomia della funzione giudiziaria´´ che mina la stessa ´´legittimita´ dell´azione ispettiva´´. Venne ritenuta condivisibile pure la scelta delle toghe pugliesi di porre condizioni sulle ´´modalita´ di consultazione dei fascicoli, cartacei e informatici da parte degli ispettori´´.Perche´ le esigenze degli ispettori di accertare i fatti ´´vanno contemperate con le esigenze di salvaguardia del segreto o quanto meno della riservatezza proprie dei procedimenti penali´´. (ansa)

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