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Libertà di stampa: intercettazioni, giornalisti il 28 aprile in piazza. Anche il carcere per chi pubblica senza autorizzazione

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Roma, 20 apr 2010 – Dodici emendamenti che riscrivono di fatto il ddl intercettazioni ora all´esame della commissione Giustizia del Senato: li hanno presentati il relatore Roberto Centaro (Pdl) e il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, a nome del governo. Ma le novita´ introdotte, tra cui il ritorno ai ´gravi indizi di reato´, non convincono l´ opposizione che continua a chiedere a gran voce il ritiro del provvedimento e scatenano la protesta dei giornalisti. La Fnsi, infatti, annuncia che il 28 aprile i cronisti scenderanno in piazza contro il ddl. A far insorgere il centrosinistra contribuiscono, tra l´altro, due proposte di modifica destinate a far discutere: una ribattezzata subito, da Felice Casson e Luigi Li Gotti, ´Anti-D´Addario´ e un´altra che avrebbe di fatto vanificato l´inchiesta di Trani su ´AgCom-Annozero´. E´ vero, sintetizzano nell´opposizione, che il centrodestra ha fatto ´´un piccolo passo in avanti´´ per rendere il testo ´´il piu´ ´firmabile´ possibile dal Colle´´, tornando ai ´gravi indizi di reato´, ma nel non voler rinunciare al principio della ´soggettivizzazione´, non ´´ha cambiato di molto il quadro´´. La maggioranza infatti prevede che si possano intercettare solo le utenze di chi e´ indagato o di terzi che si sa ben informati. E solo se le intercettazioni risultino ´´assolutamente indispensabili´´ nel proseguimento delle indagini. E poi Centaro e il governo hanno rafforzato i divieti di pubblicazione: carcere fino a due mesi (piu´ ammenda) e sospensione temporanea dalla professione per chi divulga il contenuto delle intercettazioni; carcere fino a sei anni per chi si rende complice della ´talpa´ nello svelare atti secretati; divieto assoluto a pubblicare quelle di cui sia stata ordinata la distruzione; detenzione fino a quattro anni per chi registra ´´fraudolentemente´´ conversazioni. Quest´ultima proposta di modifica, gia´ nota come ´´Anti-D´Addario´´, esclude pero´ la punibilita´ nel caso in cui si valuti che da tali registrazioni, anche visive, possa emergere un reato. In questo caso si dovra´ avvertire subito l´autorita´ giudiziaria. ´´Ma e´ assurdo – insiste Li Gotti – che sia il cittadino a dover valutare se si tratti o meno di un reato´´. Centaro propone anche piu´ tutela per deputati e senatori con un emendamento che, a detta dell´opposizione, avrebbe vanificato di fatto l´inchiesta di Trani. Se durante un ascolto si dovesse intercettare anche la conversazione con un parlamentare, infatti, il contenuto di questa dovra´ essere messo in un fascicolo a parte e conservato in un archivio riservato. E, nel caso la si voglia utilizzare, si dovra´ attendere il via libera della Giunta della Camera di appartenenza. Il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro boccia gli emendamenti della maggioranza dicendo che di fatto si limita il diritto di cronaca con punizioni eccessive e non si fa nulla, invece, per prevenire la fuga di notizie. Con questo ddl, incalza il leader Idv Antonio Di Pietro, si mette ´´definitivamente il bavaglio alla stampa´´ e si creano ´´norme ancora piu´ criminogene´´. I 12 emendamenti piacciono poco anche al segretario del Pdci Oliviero Diliberto secondo il quale ´´sta andando in porto un altro tassello della strategia berlusconiana contro la giustizia e l´informazione´´. Ma il centrodestra stavolta e´ intenzionato ad andare avanti. ´´Entro mercoledi´ 28 aprile – avverte il presidente della commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli – cominceremo a votare gli emendamenti. Ho dato tempo per la presentazione dei sub-emendamenti fino a lunedi´ prossimo, alle ore 17´´. Critico, ma comunque disponibile al dialogo, e´ il presidente dei senatori Udc Giampiero D´Alia che vede di buon occhio il ritorno ai ´gravi indizi di reato´ anche se ritiene che si debbano apportare ´´ulteriori modifiche´´ che sono ´´praticabili con uno sforzo comune´´.__________________________________________PARLAMENTARI AL RIPARO;6 ANNI PER´LE TALPE´. Si torna ai ´gravi indizi di reato´, ad una maggior tutela per i parlamentari e all´innalzamento fino a sei anni di carcere per le ´talpe´ delle Procure e per chi le ´usa´. Queste, alcune delle novita´ del ddl intercettazioni alla luce dei nuovi emendamenti presentati dal governo e dal relatore Roberto Centaro (Pdl). GRAVI INDIZI DI REATO – Cambia il testo licenziato dalla Camera: si potra´ intercettare in presenza di ´gravi indizi di reato´ (come prevede la legge attuale) e non degli ´evidenti indizi di colpevolezza´. Ma lo si potra´ fare solo su utenze intestate all´indagato o a terzi che pero´, secondo le indagini, potrebbero essere a conoscenza dei reati su cui si indaga. Le intercettazioni dovranno essere ´´assolutamente indispensabili´´ per la prosecuzione delle indagini. Per i reati di mafia e terrorismo basteranno, invece, i ´sufficienti indizi di reato´. La richiesta dovra´ essere autorizzata dal Tribunale in composizione collegiale. Nella sua valutazione il Tribunale non potra´ basarsi su quanto detto da coimputati in procedimenti connessi, ne´ su testimonianze indirette rese da chi non sa indicare la fonte o si rifiuta, ne´ da informatori non interrogati. VIA IL MAGISTRATO CHE PARLA TROPPO – Resta il divieto per il magistrato di rilasciare ´´pubblicamente dichiarazioni´´ sul procedimento affidatogli. E sara´ sostituito se iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d´ ufficio. Resta anche lo stop alla pubblicazione di nomi e foto dei Pm. DIVIETO PUBBLICAZIONE – Chi pubblica atti del procedimento di cui sia vietata la pubblicazione rischia l´arresto fino a due mesi o l´ammenda dai 2 a 10mila euro. In caso di intercettazioni la condanna aumenta: carcere fino a due mesi e l´ammenda da 4 a 20mila euro. In piu´ ci sara´ la sospensione temporanea della professione. Identiche pene per chi diffonde registrazioni e riprese. In caso di atti secretati la condanna arriva a 6 anni. Cosa che rendera´ intercettabile anche questo reato. CARCERE PER I GIORNALISTI – Resta il carcere per i cronisti. Oltre all´arresto fino a due mesi piu´ ammenda per la pubblicazione arbitraria, i cronisti rischiano il carcere fino a 4 anni se registrano conversazioni senza avvertire l´interessato e fino a 6 anni se si rendono ´complici´ delle ´talpe´. REATI INTERCETTABILI – L´elenco dei reati intercettabili e´ sempre lo stesso: quelli con pene oltre 5 anni, compresi quelli contro la Pubblica Amministrazione; ingiuria; minaccia; usura; molestia; traffico-commercio di stupefacenti e armi; insider trading; aggiotaggio; contrabbando; diffusione di materiale pornografico anche relativo a minori. RIPRESE VISIVE – Il ddl si applichera´ anche alle riprese visive ´´a contenuto captativo di conversazioni e a contenuto non captativo di conversazioni che si svolgono in luoghi privati´´. Fanno eccezione le riprese in luoghi pubblici che possono essere eseguite di iniziativa dalla polizia giudiziaria. LIMITI DI TEMPO – Potranno essere piu´ lunghe: prima il limite era di 60 (30 piu´ 15 piu´ 15). Ora potrebbe diventare di 75 (30 piu´ 15, piu´ 15, piu´ 15). Per reati di terrorismo, mafia o minaccia col mezzo del telefono si puo´ arrivare a 40 giorni prorogabili di altri 20. PIU´ TUTELA PER I PARLAMENTARI – Se si intercetta un´utenza con la quale parla anche un parlamentare, il contenuto di queste conversazioni sara´ inserito in un fascicolo a parte, conservato nell´archivio riservato. E per poterle usare, si dovra´ chiedere l´autorizzazione alla Giunta della Camera di competenza. NORMA TRANSITORIA – Il ddl non si applichera´ ai procedimenti per i quali e´ gia´ stata chiesta l´autorizzazione a intercettare. Per loro varranno solo i divieti di pubblicare. Per affidare la competenza ai Tribunali in seduta collegiale si dovranno attendere sei mesi dall´entrata in vigore della legge (´´per motivi organizzativi´´). (ansa)

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