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Etica & professione: vicenda Emergency, "Giornale" e "Libero" scrissero che i tre operatori avevano confessato. Gino Strada querela i due quotidiani

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Milano, 23 apr 2010 – Gino Strada ha annunciato di aver querelato i quotidiani Il Giornale e Libero per i titoli dei giorni scorsi in cui si diceva che i tre operatori avevano confessato. «Ci aspettiamo un titolo – ha detto Gino Strada – con scritto sono innocenti. Ma la spazzatura non lo farà, continueranno a fare il loro sporco mestiere». Gino Strada, aprendo la conferenza stampa, ha ricordato l´apertura dell´inchiesta per calunnia contro ignoti da parte della Procura della Repubblica di Roma. Gino Strada ha quindi assicurato che il primo obiettivo di Emergency ora è quello di riaprire l´ospedale di Lashkar Gah, per continuare a curare i feriti. Alla domanda se temono per la sicurezza, dopo ciò che è accaduto, e se stanno organizzando un diverso sistema per garantire l´incolumità a tutti, Strada ha replicato: «Non possiamo certo chiedere al nostro Governo di mettere parte dei militari attorno al nostro ospedale che, in questo caso, diventerebbe un bersaglio. Stiamo comunque valutando tutte le condizioni di sicurezza anche per capire chi ha organizzato questa sporca provocazione». Uno dei tre operatori rapiti, Matteo Dell´Aira è convinto che sia stato ordito un complotto contro Emergency che in Afghanistan oltre a curare i feriti ha fatto conoscere al mondo gli orrori della guerra. «Prima del 10 aprile, giorno dell´arresto non abbiamo avuto alcuna avvisaglia. È probabilmente corretto dire che quello che è accaduto è accaduto perché abbiamo raccontato la guerra. Ha dato fastidio perché abbiamo raccontato a tutti le storie dei nostri feriti, il 40% dei quali sono bambini. Questo non va dimenticato». Garatti: su noi cose infamanti. Il chirurgo Marco Garatti si è detto addolorato per ciò che ha letto in questi giorni una volta giunto in Italia. «Sto cercando di leggere con molta calma – ha detto – ciò che è stato scritto in questi giorni perchè fa più male dell´essere stato in carcere. Su di noi sono state scritte cose infamanti. Il giorno del mio compleanno ho visto i due ambasciatori che hanno chiesto a me, ma anche ai miei compagni, cosa chiedevo. A loro ho detto che volevo uscire a testa alta. Così è stato perchè non volevamo uscire spinti dalla diplomazia. Poi ho scoperto che si è cercato di buttare addosso fango a noi e ad Emergency. Per questo, per quanto mi riguarda, chi è responsabile pagherà». Garatti ha quindi spiegato di aver avuto paura in tutti i nove giorni della detenzione. «Siamo stati accusati – ha spiegato – di aver saputo che nel nostro ospedale erano entrate delle armi e che noi sapevamo di questa cosa perchè eravamo in contatto con i talebani. L´accusa si basava su dati di fatto nulli e risibili». Il riferimento al rapimento di Mastrogiacomo. Alla domanda se durante gli interrogatori in Afghanistan fosse stato fatto riferimento al rapimento del giornalista di Repubblica Daniele Mastrogiacomo, Garatti non ha nascosto un sorriso ironico: «è stato scritto anche questo, per cui ho saputo di essere diventato ricco. Ho saputo di aver ricevuto dei soldi. Peccato che quando c´è stato il rapimento di Mastrogiacomo io ero in Sierra Leone a lavorare in un altro ospedale di Emergency». «Non so – ha concluso Garatti – se il rapimento di Mastrogiacomo è una scheggia dolente rimasta nelle scarpe dei servizi segreti afghani». Tutti e tre hanno confessato di avere avuto paura ma di avere sempre avuto la speranza di uscire dal carcere a testa alta perchè innocenti. I tre operatori di Emergency hanno anche voluto raccontare che nei nove giorni trascorsi in cella hanno trovato anche molta umanità. «Anche nei posti peggiori – ha raccontato Marco Garatti – puoi trovare una grande umanità». Matteo Dall´Aira ha raccontato di aver conosciuto un ragazzo afghano che parlava inglese che li ha aiutati: «Come ha detto Marco – ha spiegato – anche nei posti peggiori si può trovare tanta umanità e io sono fiero di appartenere all´umanità». Matteo Dell´Aira ha quindi raccontato che al momento dell´arresto nessuno di loro si è reso veramente conto di cosa stava accadendo: «Ho pensato molto alla mia famiglia e adesso sto scoprendo il grande affetto di tutto il popolo di Emergency. Un affetto che è per noi di grande conforto». (ilmessaggero.it)

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