Milano, 29 apr 2010 – Arresti domiciliari con permesso di recarsi al lavoro per il giornalista iraniano della tv di Stato ´Irib´ Nejad Hamid Masoumi e per il suo connazionale Ali Damirchiloo, finiti in cella ai primi di marzo nell´ambito di un´inchiesta della Procura di Milano su un presunto traffico di armi e di sistemi di armamento verso l´Iran, in violazione dell´embargo internazionale. Per i due, sospettati di essere anche agenti dei servizi segreti del loro Paese, si erano mosse anche le autorita´ di Teheran: avevano chiesto il rilascio immediato sostenendo che l´inchiesta era ´´un´altra iniziativa propagandistica contro l´Iran´´. Insomma dalla vicenda era nato un caso diplomatico. Il Ministro degli Esteri Franco Frattini aveva risposto ricordando ´´l´assoluta autonomia e indipendenza della magistratura nel quadro costituzionale italiano e quindi la non titolarita´ del Governo ad interferire in alcun modo nel lavoro dei giudici´´, augurandosi nello stesso tempo che la vicenda potesse essere chiarita ´´al piu´ presto´´. Oggi, a indagini quasi concluse, il gip milanese Chiara Valori ha concesso non solo ai due, ma anche alle altre cinque persone portate in carcere poco meno di due mesi fa, gli arresti domiciliari. Per tutti il giudice, lo stesso che lo scorso 3 marzo aveva emesso le ordinanze, ha ritenuto non sussistano piu´ le esigenze cautelari. Da quanto e´ trapelato il gip, nel suo provvedimento, ha inoltre sottolineato la necessita´ di effettuare approfondimenti, anche da parte del Ministero della Difesa, sulla natura e sulla progettazione del materiale ottico (cannocchiali laser di puntamento) e di quello definito ´dual use´ (di uso civile ma convertibile in militare) al centro dell´inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Armando Spataro e condotta dalla Gdf. Cosi´, oltre a Masoumi e Damirchiloo, oggi sono stati scarcerati per andare ai domiciliari anche l´ex dirigente della Beretta Alessandro Bon e la sua compagna Danila Maffei, un socio di Bon, Arnaldo La Scala, un avvocato torinese, Raffaele Rossi Patriarca e Guglielmo Savi, titolare di una societa´ di telecomunicazioni. Secondo gli investigatori Masoumi, giornalista accreditato da anni presso la sala stampa estera di Roma (e che avrebbe riferito a suoi contatti iraniani sul ´´possibile sostegno goduto in Italia dalla rete antagonista al governo di Teheran, ´Onda Verde´´´), avrebbe trattato con un gruppo di imprenditori italiani ´´l´acquisto e materiale di armamento ´dual use´. Un giro di ´´triangolazioni internazionali´´, tra Milano, Bucarest, Londra e Dubai (da dove partivano le spedizioni per l´Iran), avrebbe consentito a Bon, titolare della societa´ Antares International, e ai suoi complici di aggirare l´embargo per la vendita di armi a Teheran. Il traffico avrebbe convogliato in Iran puntatori laser, giubbotti e autorespiratori, paracaduti ed elicotteri. Mentre sarebbe stata scongiurata la vendita di proiettili traccianti e materiale termochimico per costruire ´´bombe sporche´´. Non e´ stato escluso da inquirenti e investigatori che tale materiale potesse essere destinato, una volta in Iran, ad alimentare i canali del terrorismo internazionale. Le indagini sono, comunque, prossime alla chiusura con il deposito degli atti agli indagati. (ansa)