Roma, 23 mag 2010 – Parte domani sera il ´rush´ finale al Senato per l´esame del ddl sulle intercettazioni . L´appuntamento e´ in commissione Giustizia per le 21:15 e in nottata dovrebbe esser piu´ chiaro se il governo scegliera´ la linea dura, blindando a Palazzo Madama il testo con fiducia e maxiemendamento, o se, invece, come appare piu´ probabile, si orientera´ per una linea piu´ ´soft´, concordando ulteriori emendamenti che addolciscano le misure contenute nel provvedimento. L´opposizione annuncia in ogni caso battaglia, minacciando di ricorrere a tutti gli appigli offerti dal regolamento per allungare al massimo i tempi e mettere alla prova la maggioranza. L´eventuale scelta di accettare qualche modifica senza comunque snaturare il testo, che per com´e´ oggi viene duramente contestato non soltanto da finiani e opposizione ma anche dalla magistratura e dal mondo dell´informazione, potrebbe avere il placet del presidente del Consiglio, sia pure tra molti dubbi e riserve. Sicuramente, questa apertura potrebbe servire anche a ricompattare la maggioranza: i ´finiani´ hanno fatto sapere che non voterebbero il testo attuale (preferendo quello approvato a Montecitorio quasi un anno fa); e l´Mpa ha annunciato un voto contrario anche in caso di fiducia. Anche per questo Osvaldo Napoli invita a ´´tener conto delle osservazioni´´. Eventuali modifiche, poi, come quelle che vanno nella direzione dell´alleggerimento delle sanzioni per i giornalisti che pubblicano le trascrizioni, servirebbero anche ad evitare i possibili rischi di una eventuale sentenza di incostituzionalita´ sul testo per violazione del diritto all´informazione sancito dall´articolo 21 della Carta. La scelta della fiducia, poi, in qualche modo gia´ ´´smontata´´ da Umberto Bossi, non sarebbe gradita dal Quirinale: nei rilievi che accompagnavano la promulgazione del decreto incentivi Giorgio Napolitano ha ribadito la sua contrarieta´ ai maxiemendamenti blindati dalla fiducia ed infarciti di norme eterogenee. In ogni caso, il governo difende il testo. Anche a fronte dei rilievi del procuratore capo di Palermo Messineo secondo cui la nuova normativa metterebbe a rischio le indagini antimafia. ´´Non si puo´ intercettare tutto e sempre. Se si dice che più si intercetta più reati si scoprono, allora intercettiamo tutti gli italiani 24 ore su 24. Così scopriremo certamente tanti reati, ma avremo uno Stato di Polizia´´, dice il ministro della Giustizia Alfano, ribadendo che ´´la legge garantisce le indagini antimafia´´. E l´opposizione annuncia, con Rosy Bindi, battaglia in Parlamento. ´´Se si mette la briglia ai magistrati, non riusciremo a risolvere la questione morale´´, dice Walter Veltroni, mentre Claudio Fava (SeL) chiede: ´´e´ adesso chi glielo racconta a Falcone che in nome della lotta alla mafia celebreremo la sua morte minacciando di galera i giornalisti che scrivono di mafia?´´. E dall´Idv, con Leoluca Orlando, si invoca la memoria di Giovanni Falcone nel giorno dell´anniversario della strage di Capaci. ´´Commemorare quel sacrificio di vite umane e´ quanto mai necessario a fronte di una politica che copre e difende i collusi e finisce col garantire impunita´ ai criminali´´, sostiene il dipietrista. Per ora le proposte approvate in commissione prevedono che fino al termine dell´udienza preliminare non potranno essere pubblicate notizie e atti di inchieste ne´ trascrizioni o riassunti delle telefonate. Carcere fino a due mesi e ammende dai 2.000 ai 20.000 euro per i giornalisti che violano il divieto e pagamento fino ad un massimo di 465mila euro per gli editori. Su questo punto pero´ governo e maggioranza hanno gia´ annunciato la volonta´ di attenuare le pene, prevedendo il carcere fino ad un massimo di un mese e portando la soglia minima delle sanzioni per gli editori da 64.500 euro a 25.800, lasciando pero´ invariato il limite massimo. (ansa)