Roma, 22 giu – ´´Mentre scrivo non ho ancora stretto nessuna intesa formale con l´editore del Tg di La7. Pero´, visto che mi chiedete se faro´ il direttore di quel telegiornale, rispondo con un bel ´si´´, e al diavolo le cautele. Ho gia´ stretto la mano, accettando l´offerta nell´ultimo momento utile per poter ricominciare il mio lavoro fin dall´inizio della prossima stagione´´. Cosi´ Enrico Mentana, su Vanity Fair in edicola da domani, dalla sua rubrica fissa ´Stazione di posta´, parla del suo arrivo a La7 dopo qualche bastone tra le ruote e nessun ´´aiutino´´. ´´La situazione – spiega Mentana – si e´ riaperta al principio di quest´anno, con le nuove proposte di Mediaset, dieci mesi dopo avermi messo fuori della porta, la cauta insistenza dei dirigenti di Telecom, che mi avrebbero ingaggiato ben prima se ´qualcuno´ non si fosse messo di traverso, e l´esperienza breve ma molto positiva del programma via web con il Corriere della Sera (…)´´. La scelta di andare a La7, dice, e´ stata fatta ´´con entusiasmo´´, ´´perche´ e´ una realta´ nuova´´; ´´perche´ e´ un momento propizio come non mai alla crescita di un terzo polo dell´informazione; perche´ mi affascina e mi da´ la carica l´idea di tornare a lanciare un telegiornale; perche´ i dirigenti di quell´emittente furono i primi (gli unici) a farsi avanti subito dopo il mio divorzio da Mediaset; perche´ ingiustamente quel notiziario e´ stato considerato in questi anni come la Cenerentola dei telegiornali (…)´´ e ´´perche´ li´ stavo per andare all´inizio degli anni Duemila, accarezzando gia´ allora il sogno di poter ricominciare da capo, con un Tg che sfidasse le due corazzate dell´informazione televisiva. E quella tentazione non l´ho mai accantonata´´. Infine, conclude Mentana, ´´di una cosa sono particolarmente orgoglioso: di non aver chiesto ´aiutini´ a nessuno in questo anno e mezzo di stop forzato. Raccomandarsi a qualcuno vuol dire cedergli parte della nostra liberta´, come potete vedere molto spesso in Tv (e non solo). E questo vale ovviamente per Berlusconi e per i suoi avversari, ma anche per le lobby economiche e perfino giornalistiche´´. (ansa)