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Intercettazioni: il testo in aula alla Camera il 29 luglio. Fnsi, atto di forza, sciopero confermato

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Roma, 30 giu – Il Pdl accelera e ottiene che il ddl Intercettazioni venga inserito all´odg dei lavori dell´Aula di Montecitorio il prossimo 29 luglio. Il presidente della Camera Gianfranco Fini accoglie la richiesta (non facendolo ´´sarei venuto meno al ruolo istituzionale´´), ma definisce ´´irragionevole´´ l´accelerazione aprendo un nuovo braccio di ferro con il premier Silvio Berlusconi che sabato scorso aveva ancora una volta auspicato un iter rapido del provvedimento. Un cambio di passo sostenuto oggi da Umberto Bossi e dal si´ del Carroccio alla calendarizzazione di fine luglio. La prova di forza nella maggioranza, insomma, continua e le prospettive non si annunciano rosee. ´´Se il testo non cambia in modo ragionevole – avverte il finiano Fabio Granata – noi certo non lo voteremo. E voglio proprio vedere cosa succedera´´´. Anche l´opposizione annuncia battaglia e chiede che il ministro dell´Interno Roberto Maroni venga a rispondere in Parlamento sull´allarme lanciato, nelle audizioni in commissione Giustizia della Camera, dal procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso e dai vertici dell´Anm Luca Palamara e Giuseppe Cascini. Fini pero´ non ha dubbi: forzare cosi´ la mano sui tempi non ha senso visto che il voto finale del ddl non arrivera´ comunque prima di settembre dal momento che alla Camera dovra´ essere cambiato. Pertanto schiacciare ora l´ acceleratore e´ solo una questione di ´´puntiglio´´. Anche il vicepresidente del gruppo Udc alla Camera Michele Vietti definisce il ´blitz´ del Pdl un ´´puntiglio´´ e ´´un´ impuntatura´´. Ma usa toni molto piu´ soft rispetto al resto dell´opposizione. I centristi, avverte, sono pronti a trovare un punto di equilibrio, ma perche´ un confronto si apra davvero, il centrodestra dovra´ abbandonare il pugno di ferro evitando ogni corsa contro il tempo. L´Udc, malignano nel Pd, ha pero´ una sua partita tutta da giocare: quella che riguarda le elezioni per il Csm. Casini e i suoi, infatti, punterebbero a destinare alla vicepresidenza dell´organo di autogoverno della magistratura proprio Vietti. E ad un accordo del genere, ricordano, di solito ci si arriva da varie strade. A sparare a zero sul provvedimento, invece, oltre al Pd e all´Idv che annunciano le barricate (´´alla Camera per la maggioranza sara´ l´inferno´´ minaccia Dario Franceschini), ci si mette anche il Garante sulla privacy Francesco Pizzetti secondo il quale la liberta´ di stampa e´ davvero a rischio. Il Pdl si difende. Non c´e´ nessuna forzatura assicura Fabrizio Cicchitto. Semplicemente, ribatte Daniele Capezzone, e´ arrivato il momento di decidere. E la Lega, che nei giorni scorsi sembrava aver sposato la linea del cambiamento sostenuta da Fini, ora e´ di nuovo sul piede di guerra. Con il leader del Carroccio Umberto Bossi che si dice pronto a ´´chiudere anche prima dell´estate´´. In molti nel Pdl non credono pero´ a questa ipotesi. Sara´ impossibile, affermano, garantire la presenza in Aula dei senatori fino a ferragosto. Al massimo si riuscira´ a far votare il testo solo alla Camera. Poi si dovra´ andare a settembre per forza. Ma la strada adesso era obbligata: non potevamo arrenderci allo slittamento senza combattere. La Consulta della Giustizia del Pdl, intanto, studia il da farsi. Pur attendendo indicazioni dal governo. Mentre i vertici del gruppo alla Camera domani si vedranno per fare il punto anche sui tempi. Le audizioni continueranno anche domani visto che Grasso non riesce a concludere la sua esposizione. ´´Ha smantellato il ddl´´, sintetizza il leader Idv Antonio Di Pietro. Ribadendo, tra l´altro, che non si potra´ piu´ indagare sulle organizzazioni criminali non mafiose. Le audizioni, ribadisce il capogruppo Pdl in commissione Enrico Costa che resta fuori dall´aula per tutto il tempo (´´ho gia´ letto quello che dicono sui giornali´´) sono inutili. Meglio sarebbe, afferma, cominciare a discutere nel merito il provvedimento. Se si dovra´ cambiare, infatti, e non e´ detto, meglio sbrigarsi.(ansa)

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