Roma, 14 lug – L´appuntamento in commissione Giustizia della Camera e´ per le 14. La folla di cronisti attende quello che da giorni viene definito ´il momento della verita´´: quando il governo da´ il parere sugli emendamenti. In particolare tutti vogliono sapere quello che il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo dira´ dei cinque emendamenti presentati ieri al ddl intercettazioni da Giulia Bongiorno, presidente della commissione e relatrice del testo. Emendamenti che di fatto si integrano con i sei firmati dai capigruppo di Pdl e Lega in commissione, Enrico Costa e Matteo Brigandi´, ma che toccano alcuni dei punti piu´ caldi del provvedimento come le intercettazioni ambientali e le sanzioni agli editori. Caliendo pero´ e´ in ritardo e quando arriva, trafelato e accaldato, spiazza tutti: il governo, dice, ha bisogno di piu´ tempo per esaminare le oltre 600 proposte di modifica depositate, pertanto chiede un rinvio di 48 ore. ´´Non ne sapevo nulla – ammette un tecnico solitamente ben informato della maggioranza – si vede che hanno deciso all´ultimo momento…´´. All´opposizione non gli sembra vero. Il Pd apprezza. L´Udc con Roberto Rao chiede perche´ a questo punto ´´non si rinvii tutto a settembre´´. Cosi´ facendo, afferma, si eviterebbe di ´´strozzare il dibattito in commissione´´. La Lega non commenta. Il leader Idv Antonio Di Pietro taglia corto: sarebbe meglio comunque ritirarlo. Alla fine, la richiesta di slittamento passa all´unanimita´. Il momento del voto si sposta cosi´ a martedi´ 20 luglio. La Bongiorno parla di ´´decisione saggia´´. Caliendo spiega: ´´Serve piu´ tempo per approfondire, altrimenti avrei dovuto dare parere contrario. Con il Guardasigilli ora potremmo esaminare con attenzione tutte le proposte di modifica´´. Fin qui la cronaca. La vera ragione che avrebbe spinto il governo a rallentare i tempi, si spiega, sarebbe il tentativo di trovare la ´quadra´. Una volta per tutte. Obiettivo: puntare a un´integrazione tra gli emendamenti di Costa e quelli della Bongiorno per rendere il testo il piu´ ´potabile´ possibile per il Quirinale. La vera partita, infatti, i berlusconiani continuerebbero a giocarla non solo con i finiani, ma anche – in prospettiva – con il Colle. In un momento cosi´ complesso per la politica, con le inchieste che incombono e con ministri e sottosegretari che si dimettono, almeno il capitolo ´intercettazioni´ si cerchera´ di chiuderlo nel modo piu´ indolore possibile. Nell´opposizione si sperava che il rinvio fosse in realta´ il primo di una lunga serie che avrebbe portato poi all´abbandono progressivo del testo su ´´un binario morto´´. Ma i berlusconiani negano decisamente l´ipotesi. ´´Non siamo arrivati in terza lettura – assicura uno di loro – per rinunciare a tutto. Chi lo sostiene non ha capito nulla´´. ´´E´ vero che il Colle potrebbe anche non firmare – osserva un altro – ma, a parte il fatto che stiamo tentando di evitarlo raccogliendo i suggerimenti che ci da´, vorrei ricordare che il capo dello Stato puo´ non firmare il testo solo se risulti palesemente incostituzionale e potrebbe farlo solo una volta´´. ´´No, sulle intercettazioni – assicura – andiamo avanti´´. Caliendo, dopo aver incontrato a lungo la Bongiorno alla Camera, torna a via Arenula e li´ si chiude per quasi tutto il pomeriggio con i tecnici del ministero. Non si esclude, infatti che il governo possa formulare nuovi emendamenti che raccolgano non solo le istanze dei finiani, ma anche alcuni suggerimenti dell´opposizione. Senza contare lo studio di alcune questioni di inammissibilita´ che potrebbero riguardare sia gli emendamenti della Bongiorno, sia quelli di Costa. In piu´, si osserva ancora nel Pdl, e´ meglio che si affronti il tema intercettazioni a dimissioni di Nicola Cosentino avvenute (´´una miccia in meno che brucia´´). La decisione di Fini di calendarizzare la mozione in Aula nonostante il ´no´ dei capigruppo di Pdl e Lega, Fabrizio Cicchitto e Marco Reguzzoni, non aveva contribuito esattamente a rasserenare il clima. (ansa)