Roma, 25 ago – E´ pronto il regolamento per il riordino dei contributi all´editoria. Dopo i pareri delle Commissioni parlamentari e del Consiglio di Stato, il Dipartimento per l´editoria della Presidenza del Consiglio, guidato da Elisa Grande, ha provveduto alla sua riformulazione e in una delle prossime riunioni del Consiglio dei ministri sara´ all´ordine del giorno per l´approvazione definitiva. Il testo del nuovo regolamento, che Asca e´ in condizione di anticipare, e´ ovviamente basato sulla legislazione esistente ma introduce maggiore rigore nella concessione dei contributi, vincolati alle effettive vendite di giornali e periodici, introducendo tuttavia elementi di incertezza nella gestione delle imprese editoriali, sin qui in grado di conoscere in via presuntiva la dimensione del sostegno di cui potevano godere da parte pubblica. I quotidiani ad esempio potranno richiedere i contributi a condizione che la testata sia venduta per almeno il 25% delle copie distribuite (per i giornali nazionali) e 40% per i quotidiani locali. Attualmente la norma e´ piu´ blanda, basata come e´ sul criterio della diffusione del 25% della tiratura complessiva per i nazionali e 40% per i locali. Il nuovo regolamento invece precisa che per copie distribuite ´´si intendono quelle poste in vendita in edicola o presso punti vendita non esclusivi, entrambi tramite contratti con societa´ di distribuzione esterne´´ e quelle distribuite in abbonamento a pagamento. Non potranno essere inserite nel calcolo le copie vendute in blocco a un prezzo inferiore a quello indicato sulla testata. Cambiamenti anche nell´entita´ e nel metodo di calcolo del contributo. Per i quotidiani e´ previsto un importo fisso annuo pari al 50% dei costi ammissibili (costi direttamente connessi all´esercizio dell´attivita´ editoriale per la produzione della testata) e comunque non superiore a 2 milioni di euro. Oggi invece la norme prevede il 50% dei costi complessivi dell´impresa. Per i giornali di partito resta invariato il contribuito fisso pari al 40%, ma relativo ai costi ammissibili e non piu´ a quelli complessivi e confermati anche i criteri per i contributi variabili. Confermato anche che l´insieme dei contributi non potra´ superare il 70% dei costi ammissibili. L´art. 3 del regolamento inoltre stabilisce che ´´in caso di insufficienza delle risorse stanziate´´ sul capitolo del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio, agli aventi diritto spettano contributi ridotti mediante riparto proporzionale. Questo favorirebbe la cura ´´dimagrante´´ sui capitoli editoria della Presidenza del Consiglio pretesa dal Ministero dell´Economia: essendo le somme disponibili scese dai 180 milioni di euro del 2009 ai circa 110 del 2010, ai giornali tocchera´ ben meno del sostegno teorico di euro 0,009 a copia, introducendo un elemento di assoluta incertezza nei conti economici delle aziende. Il regolamento poi introduce disposizioni per favorire l´occupazione. E´ previsto infatti che il contributo ai quotidiani venga ridotto del 20% quando, risultando superiore a 2 milioni di euro, l´impresa non abbia utilizzato almeno 5 giornalisti o poligrafici regolarmente assunti con contratto a tempo indeterminato. I contributi tra 1 e 2 milioni di euro sono ridotti del 20% se l´impresa non abbia impiegato almeno 3 giornalisti o poligrafici. E´ questo della fungibilita´ dal punto di vista occupazionale tra le figure dei giornalisti e dei poligrafici uno dei punti ancora controversi: essendo orientato il sostegno pubblico alla garanzia del pluralismo corrispondeva alla presenza di un congruo numero di giornalisti nelle testate. La possibilita´ che il contributo venga basato, invece, su altre figure professionali, non risulterebbe coerente con lo scopo. Novita´ anche per agenzie di informazione radiofoniche e televisive. Viene introdotto il criterio che tali agenzie devono avere una struttura redazionale di almeno 15 giornalisti a tempo pieno regolarmente iscritti all´Inpgi. Inoltre devono essere collegate in almeno 13 regioni (oggi la norma prevede 12) con almeno 40 emittenti radiofoniche (oggi non meno di 30) e diffondere oltre 2 mila notiziari l´anno rispetto ai mille previsti oggi. Anche le radio nazionali per accedere ai contributi devono avere come dipendenti almeno 5 giornalisti con contratto di lavoro a tempo pieno e iscritti all´Inpgi. Queste radio possono avere un rimborso fino al 60% delle spese sostenute per abbonamento ai servizi delle agenzie di stampa fino a un massimo di 100 mila euro ma per ogni ulteriore giornalista dipendente il limite viene innalzato a 20 mila euro fino a un massimo di 200 mila euro. Per le radio locali invece e´ richiesto almeno un giornalista per accedere ai contributi (25 mila euro il tetto massimo ma aumentabile di 10 mila euro per ogni ulteriore giornalista). Alle radio di partito e´ richiesta una struttura redazionale composta da almeno 4 giornalisti a tempo pieno. (asca)