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Etica & professione: Lsdi, più della metà dei giornalisti è freelance con redditi inferiori ai dipendenti

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Firenze, 2 nov – Solo uno su due iscritti all´ Ordine dei giornalisti risulta attivo nella professione, o almeno e´ ´visibile´, nel senso che ha una posizione contributiva all´Inpgi, come dipendente o autonomo. E piu´ della meta´ della professione ´emersa´ e´ ormai costituita da freelance, ma con redditi nettamente inferiori a quelli del lavoro subordinato. Sono alcuni degli elementi emersi da un lavoro condotto da Lsdi (´Giornalismo: il lato emerso della professione; una ricerca sulla condizione dei giornalisti italiani ´visibili´´) sulla base dei dati forniti da Inpgi, Ordine e Fnsi. La ricerca – annuncia una nota diffusa a Firenze, dove Lsdi ha sede – verra´ presentata la mattina del 4 novembre nella sede della Federazione della Stampa, a Roma. Interverranno, fra gli altri, il presidente dell´Inpgi, Andrea Camporese, il presidente dell´Ordine nazionale dei giornalisti, Enzo Iacopino, il segretario generale e il presidente della Fnsi, Franco Siddi e Roberto Natale. Nel 2009, indica l´indagine, un giornalista dipendente su 3 aveva un reddito annuo inferiore ai 30.000 euro lordi, mentre piu´ della meta´ degli autonomi (il 55,25%) dichiaravano un reddito annuo inferiore ai 5.000 euro. ´´Al 31 dicembre 2009 gli attivi effettivi nel campo del lavoro subordinato erano 20.087, rispetto ai 23.213 autonomi. In totale 43.300 giornalisti: il 44.1% degli iscritti all´Ordine´´, spiega la nota. Tenendo conto dei pensionati e degli oltre 10.000 giornalisti degli albi speciali o stranieri – afferma Lsdi -, sono circa 40.000 i giornalisti ´sommersi´. ´´Nella grandissima maggioranza si tratta di pubblicisti, visto che professionisti e praticanti sono totalmente ´visibili´ all´ interno dell´ Inpgi mentre dei 62.155 pubblicisti presenti nell´Ordine solo 4.086 risultano all´ Inpgi come lavoratori dipendenti e 19.626 come lavoratori autonomi´´. L´analisi conferma poi la vistosa spaccatura fra lavoro dipendente (presente prevalentemente dentro le redazioni) e lavoro autonomo, che – rileva Lsdi – ´´nell´ industria editoriale diventa sempre piu´ vitale per la macchina dell´ informazione, ma che non riesce ad acquisire una vera, concreta, dignita´ professionale´´. (ansa)

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