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Libertà di informazione: Libia, blocco Internet e assenza di giornalisti. Fonti mediche, 250 morti negli scontri di ieri a Bengasi

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Tripoli, 20 feb – Sarebbe di 250 morti e di 700 feriti il bilancio degli scontri avvenuti ieri pomeriggio a Bengasi tra manifestanti e forze della sicurezza libica fedeli a Muammar Gheddafi. Lo riferiscono fonti mediche dell´ospedale di al-Jala di Bengasi alla tv araba ´al-Jazeera´. In particolare a fornire queste cifre e´ il medico Nabil al-Saaiti il quale in un collegamento telefonico con l´emittente qatariota ha spiegato che ´ieri agenti della sicurezza di origine africana reclutati dal regime hanno aperto il fuoco contro i manifestanti e il numero dei morti e´ tale che non riusciamo a metterli tutti nella camera mortuaria dell´ospedale per identificarli´. A causa dell´assenza di giornalisti in quell´area e dell´interruzione del servizio internet nel paese e´ difficile verificare le notizie fornite dai testimoni e dagli esponenti delle opposizioni, anche se le informazioni fornite nei giorni scorsi si sono poi col passare del tempo rivelate in buona parte veritiere.____________________________________________ LIBIA: CAOS E NUOVI MORTI A BENGASI. 20 FEB – Nel buio dell´informazione interrotta, con il blocco di Internet e Facebook inaccessibile, anche in mancanza di notizie certe gli echi dei disordini in Libia si fanno comunque sempre piu´ drammatici: per il quarto giorno consecutivo, disordini e violenze ieri sono stati segnalati a Bengasi, dove le forze di sicurezza, secondo testimoni, hanno aperto il fuoco su un corteo funebre provocando almeno 15 morti. Nel capoluogo della Cirenaica, citta´ tradizionalmente avversa a Muammar Gheddafi, il temuto massacro sembra essere gia´ cosa fatta. Una fonte locale citata dall´agenzia Reuters parla di ´´decine´´ di vittime mentre la BBC, sul suo sito online, afferma che per sparare sulla folla i cecchini del regime avrebbero fatto uso di fucili mitragliatori e mortai. Mentre da piu´ parti si parla di un apparato che sta perdendo controllo di almeno una parte del paese, l´agenzia ufficiale Jana ieri sera ha dato notizia dell´arresto di decine di cittadini di Paesi arabi appartenenti a una “rete” che aveva lo scopo di ´´destabilizzare´´ il Paese. Gli arresti sono avvenuti in diverse città ma non si precisa quali. Gli organi di sicurezza hanno stabilito che gli asseriti ´destabilizzatori´ ´´sono di nazionalità tunisina, egiziana, sudanese, palestinese e siriana”, ma anche “turca”. La Jana aggiunge poi che dietro ´´gli atti di sabotaggio e di distruzione´´ degli ultimi giorni, non si esclude che ci possa essere anche Israele. Secondo Human Right Watch, il bilancio dei primi tre giorni di contestazione era – a venerdi sera – di 84 morti ma ieri fine giornata c´era chi parlava gia´ di oltre 120 vittime: l´organizzazione umanitaria, grazie a segnalazioni di testimoni, fonti mediche e residenti, ha confermato che nella sola Bengasi in 72 ore di scontri – si contavano 55 morti. ´´Bengasi e´ nel caos´´, ha raccontato un italiano sul posto, e anche a Derna, 350 chilometri dalla citta´ al centro della rivolta, secondo testimoni la situazione e´ drammatica. Un dimostrante a Bengasi ha riferito inoltre alla Bbc che anche alcuni soldati stanno passando ´´dalla parte della protesta´´, mentre qualcuno riferisce di una citta´ quasi ´fantasma´ con le forze di sicurezza ritiratesi nella cittadella fortificata, noto come il Centro di Comando, da dove ´´sparano i cecchini´´. E, secondo al Jazira, ieri alcuni aerei da trasporto militari carichi di armi per la polizia sono atterrati in un aeroporto a sud di Bengasi. Poi sono testimonianze e voci incontrollabili quelle che si rincorrono e si accavallano e cui – insistono tutti i media – e´ difficile trovare riscontri. Come quelle che riguardano anche il figlio di Gheddafi, Saadi, segnalato anche lui nel capoluogo della Cirenaica, assediato dai manifestanti secondo il quotidiano libico ´Libya El Yom´ che parla anche di una forza militare speciale di circa 1.500 soldati e capeggiata da Abdallah Al Senoussi – genero e capo della guardia speciale del colonnello Gheddafi – diretta nella citta´ per prelevare Saadi e riportarlo a Tripoli. Negato l´ingresso alla stampa internazionale (ancora informazioni non verificabili riferiscono di manifestanti al valico di confine tra Libia ed Egitto intenzionati a prenderne il controllo proprio per far passare i giornalisti) e´ la voce degli esuli che getta luce sulla Libia in fiamme: ´´Sarà un massacro, sara´ un bagno di sangue se la comunita´ internazionale non interviene´´, dice Mohammed Ali Abdallah, vicesegretario generale del Fronte nazionale per la salvezza della Libia. Forze speciali sarebbero inoltre pronte ad agire, pensate e organizzate per una lotta senza confini: l´obiettivo e´ annientare la protesta e per farlo, spiega un oppositore, si reclutano “unità militari di origine africana, che non hanno legami tribali e sulle quali si pu• quindi contare per una letale campagna di repressione”. Perche´ se “un territorio sempre maggiore nell´est del Paese è sotto il controllo dei manifestanti – spiega la stessa fonte alla Cnn – e´ per via della struttura tribale che caratterizza la Libia: agenti di polizia e delle forze di sicurezza si rifiutano di sparare contro i manifestanti che appartengono alle loro stesse tribù´´, quindi il governo ricorre a “unità militari di origine africana che non hanno legami tribali´´. (ansa)

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