Roma, 20 feb – Quanto suona strana quella frase, ´mai alimentato il conflitto tra le istituzioni´, pronunciata dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, pochi attimi dopo il nuovo monito di Giorno Napolitano contro i toni da ´guerriglia´ della politica. Perché se da una parte c´è il premier che torna ad attaccare i giudici definendoli un ´contropotere´ che ´esonda dai principi della Costituzione´, dall´altra c´è il capo dello Stato che esprime tutta la sua fiducia nel ´nostro stato di diritto´. Ma ormai il presidente del Consiglio ha costruito la trincea ed è pronto ad andare avanti sulla riforma della giustizia a colpi di maggioranza, nonostante lo sguardo preoccupato del Colle. La linea del ´Rubicone´ è stata tracciata con la decisione di portare a sorpresa il pacchetto Alfano all´ordine del giorno dello scorso Consiglio dei ministri, e attraversata sabato con l´annuncio di voler riformare anche la Consulta che, troppo pendente a sinistra, dice il premier, continua ad abolire “leggi giustissime” perché non piacciono ai giudici. Giudici, come quelli di Milano, che per il Cavaliere stanno prendendo iniziative “insensate e imperdonabili”, senza riuscire però a fermare quell´attività di governo che, sottolinea, è tutt´altro che “paralizzata” come invece sostengono le opposizioni. E il prossimo segnale che Berlusconi vuole dare dello stato di salute della maggioranza, ruota proprio intorno alla riforma della giustizia e delle intercettazioni. Il premier ha chiesto ai suoi esperti di trovare un modo per limitarne la pubblicazione e nel messaggio ai Promotori, arriva anche ad ipotizzare la galera per chi le fornisce ai giornali, come accade negli Usa. Il Cavaliere vuole infatti “una normativa” che “ponga fine agli abusi e alle violazioni della nostra privacy”. Insomma, “chi passa le intercettazioni alla stampa – avverte – va in galera, e ci resta per molti anni”.______________________________________ STRETTA SULLE INTERCETTAZIONI, IL TESTO CUI PENSA PDL E´ IL DDL APPROVATO NEL 2009 – Eseguibili per un massimo di 75 giorni, con il divieto di pubblicarne il contenuto sui giornali, pena l´applicazione di pesanti pene per giornalisti e editori. Le intercettazioni uscirebbero cosi´ dalla ´´dieta´´ imposta dal disegno di legge approvato dal Senato il 10 giugno del 2009 (passato alle cronache come ´´legge bavaglio´´) e che oggi, secondo quanto riferiscono autorevoli fonti della maggioranza, e´ la base di partenza del nuovo provvedimento voluto da Silvio Berlusconi. Ecco, in sintesi, di che cosa si tratta. – LIMITI: Le intercettazioni, come oggi, sono possibili solo per i reati puniti con piu´ di cinque anni. Ma i telefoni possono essere messi sotto controllo al massimo per 75 giorni. Se c´e´ necessita´, vengono concessi altri tre giorni prorogabili di volta in volta con provvedimento del gip. Per i reati piu´ gravi (mafia, terrorismo, omicidio ecc.) le intercettazioni sono possibili per 40 giorni, piu´ altri venti prorogabili. – DIVIETI E SANZIONI: Gli atti delle indagini in corso possono essere pubblicati solo con un riassunto. Gli editori che li pubblicano in modo testuale rischiano fino a 300mila euro di multa. Le intercettazioni sono off limits per la stampa fino a conclusione delle indagini: per gli editori che ignorano i divieti ci sono 300 mila euro di multa, che salgono a 450mila se si tratta di intercettazioni di persone estranee ai fatti. Colpiti anche i giornalisti: fino a 30 giorni di carcere o una sanzione fino a 10.000 euro. – CIMICI: Niente piu´ microfoni piazzati in casa o in auto per registrare le conversazioni degli indagati. Le intercettazioni saranno consentite al massimo per tre giorni, prorogabili di altri tre. – PM: Se il responsabile dell´inchiesta passa alla stampa atti coperti dal segreto d´ufficio o, semplicemente, va in tv a parlare dell´inchiesta, rischia di essere sostituito dal capo del suo ufficio. – TALPE: Chi passa alla stampa intercettazioni o atti coperti dal segreto istruttorio rischia da uno a sei anni di carcere. – NORMA TRANSITORIA: Le nuove regole si applicano ai processi in corso. – RIPRESE: Sulle riprese tv per i processi decide il presidente della corte d´appello, che puo´ autorizzarle anche se non c´e´ il consenso delle parti. (ansa)