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Libertà di informazione: Cina, giornalisti malmenati da agenti in borghese durante proteste anti-governative

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Pechino, 27 feb – Con uno schieramento degno di piazza Tarhir, il punto focale della rivoluzione egiziana delle scorse settimane, l´apparato di sicurezza cinese ha messo in campo oggi tutta la sua forza per bloccare le proteste pro-democrazia lanciate attraverso Internet da un gruppo di oppositori democratici che rimane misterioso. Centinaia di agenti in divisa ed in borghese hanno bloccato sin dalla mattina i luoghi degli appuntamenti a Pechino, Shanghai e altre 18 citta´ minori indicate dai messaggi comparsi su Internet. A Pechino gli agenti erano nervosi e spesso hanno fatto ricorso alla violenza, malmenando un cameraman americano e trattenendo un gruppo di giornalisti tra cui uno dei corrispondenti della Bbc. Altri giornalisti sono stati spintonati e minacciati dagli agenti, molti dei quali erano giovani in abiti civili che hanno rifiutato di qualificarsi. La stessa sorte e´ toccata ad alcuni ignari turisti che si sono trovati a passare vicino al luogo dell´appuntamento, il ristorante McDonald sulla centrale via Wang Funjing, per recarsi alla non lontana Citta´ Proibita. Tra passanti, turisti, giovani che facevano lo ´´struscio´´, impossibile dire chi fosse li´ per la protesta e chi per altri motivi. Analoga scena a Shanghai, dove l´appuntamento era davanti al Peace Cinema, accanto alla centralissima Tibet Road nei pressi della Piazza del Popolo (la citta´ piu´ importante). Agenti con fischietti e megafono urlavano alla folla, che rispondeva con ´oh, oh, oh´. Non solo giovani: anche molti anziani hanno preso parte alla protesta pacifica. Alla vista dei pochissimi cronisti stranieri, gli anziani sorridevano e alzavano il pollice come per dire ´va tutto bene´. ´´Riprendi tutto – ha detto un anziano all´ANSA – il governo ha paura. La Cina non va bene´´. ´´Dobbiamo venire qui sempre – ha aggiunto Lee, un giovane che aveva visto su Internet l´appuntamento – Ogni domenica, perche´ il governo ha paura di noi. E noi possiamo cambiare le cose´´. ´´La Cina appartiene a noi, non ai governanti corrotti´´, ha aggiunto ripetendo una frase comparsa nel secondo appello a manifestare dei misteriosi ´´rivoluzionari del gelsomino´´. In un documento pubblicato dal sito web sino-americano Boxun, che ha negato la paternita´ dell´appello, i promotori della protesta hanno espresso soddisfazione per il risultato della prima ´´giornata dei gelsomini´´ di domenica 20 febbraio e hanno invitato i cittadini a manifestare pacificamente contro la dittatura e la corruzione tutte le domeniche. La paura instillata nei palazzi del potere dalle anonime chiamate a manifestare e´ stata evidente anche nell´iniziativa del premier Wen Jiabao, che oggi ha tenuto una ´´chat´´ su Internet con i cittadini affermando tra l´ altro che ´´…il nostro sviluppo economico ha l´obiettivo di rispondere ai crescenti bisogni dei cittadini sul piano materiale e culturale e di rendere la loro vita sempre migliore´´. In una riunione dedicata agli avvenimenti del Medio Oriente che si e´ tenuta il 12 febbraio, il potente Ufficio Politico comunista ha raccomandato a ´´tutti i dipartimenti responsabili´´ di rafforzare il controllo su Internet e su tutti i mezzi di ´´comunicazione sociale´´ usati con successo dai giovani arabi in rivolta. Da allora la rete ha subito forti rallentamenti e inspiegabili momenti di ingorgo. Dopo la prima giornata di protesta cinque persone sono state arrestate per aver diffuso l´appello sulla rete e sembra che saranno processate per ´´sovversione´´, la stessa accusa che e´ costata 11 anni di prigione al premio Nobel Liu Xiaobo. Si tratta del blogger Ran Yunfei, 46 anni, del manager di una compagnia di assicurazioni Hua Chunhui, 47 anni, dell´ex-leader studentesco Ding Mao, 45 anni, dell´attivista democratico Chen Wei, 42 anni e di una donna di nome Liang Haiyi. Tre avvocati democratici – Teng Bi ao, Jiang Tianyong e Tajng Jitian – sono scomparsi dalla scorsa settimana e si ignora la loro sorte. (ansa)

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