Gaza 15 apr – E´ finita in tragedia l´avventura di Vittorio Arrigoni, l´attivista filopalestinese italiano (e giornalista per diletto, ndr) rapito ieri mattina nella Striscia di Gaza da un commando ultra-estremista salafita. Il suo corpo senza vita e´ stato trovato in un appartamento di Gaza City dai miliziani di Hamas, a conclusione di un blitz condotto nel cuore della notte: diverse ore prima della scadenza dell´ultimatum che i sequestratori avevano fissato in teoria alle 16 di oggi per il rilascio dei loro ´´confratelli´´ detenuti, pena l´uccisione dell´ostaggio. Secondo la versione di Yiab Hussein, portavoce del ministero dell´Interno del governo di fatto di Hamas a Gaza, Arrigoni sarebbe stato soffocato gia´ prima del blitz. Anzi, ´´qualche ora prima´´. Le ricerche – affiancate dai primi tentativi della Farnesina di stabilire un qualche contatto diplomatico umanitario che non c´e´ stato nemmeno il tempo d´intrecciare – erano scattate nel pomeriggio di ieri, dopo la diffusione d´un video sul sequestro: rivendicato da una sigla poco nota della galassia salafita di Gaza che si ispira alle parole d´ordine di Al Qaida, la Brigata Mohammed Bin Moslama. Nel video il volontario italiano appariva bendato e col volto insanguinato, mentre scorreva una sovraimpressione in arabo che lo accusava di propagare i vizi dell´Occidente fra i Palestinesi, imputava all´Italia di combattere contro i Paesi musulmani e ingiungeva a Hamas di liberare i salafiti detenuti nella Striscia entro 30 ore (le 16 italiane di oggi). Poi, nella notte, e´ arrivata la svolta. Secondo Hussein, le indagini hanno portato all´arresto d´un primo militante salafita, il quale ha condotto gli uomini di Hamas fino al covo: un appartamento nel rione Qarame, a Gaza City, che i miliziani delle Brigate Ezzedin al-Qassam (braccio armato di Hamas) hanno espugnato nel giro di pochi minuti, dopo una breve sparatoria conclusa con la cattura di un secondo salafita. Per Arrigoni, pero´, ormai non c´era piu´ nulla da fare, ha detto il portavoce. Hussein ha espresso la volonta´ di Hamas di ´´stroncare ora tutti i componenti del gruppo´´ dei rapitori e ha condannato l´uccisione di Arrigoni – indicato come ´´un amico del popolo palestinese´´ – definendola ´´un crimine atroce contro i nostri valori´´. Egli ha aggiunto che ´´ci sono forze che vogliono destabilizzare la Striscia di Gaza, dopo anni di stabilita´ e sicurezza´. E ha inoltre ipotizzato che gli ultraintegralisti – protagonisti negli ultimi due anni di veri e propri tentativi di sollevazione contro Hamas, come quello represso nel sangue nel 2009 nella moschea-bunker di Rafah – abbiano sequestrato Arrigoni non solo per cercare di ottenere il rilascio dei loro compagni arrestati, ma anche perche´ ideologicamente ostili alla presenza di stranieri e ´infedeli´: e decisi quindi a lanciare un segnale intimidatorio in vista del possibile arrivo d´una nuova flottiglia internazionale di attivisti filopalestinesi. Arrigoni era stato il primo straniero a essere rapito a Gaza dopo il giornalista britannico della Bbc Alan Johnston, catturato circa quattro anni fa da un altro gruppo locale simpatizzante di Al Qaida, l´Esercito dell´Islam, e liberato dopo 114 giorni di prigionia e lunghe trattative sotterranee. L´attivista italiano erano molto noto a Gaza dove lavorava a da tempo per conto dell´International Solidarity Movement, una Ong votata alla causa palestinese. Aveva partecipato in passato fra l´altro alla missione di una delle prime flottiglie salpate per sfidare il blocco marittimo imposto da Israele all´enclave dopo la presa del potere di Hamas nel 2007 seguita all´estromissione violenta dell´Autorita´ nazionale palestinese (Anp) del presidente moderato Abu Mazen (Mahmud Abbas).(ansa)________________________________________IL MANIFESTO, COLLABORAZIONE ARRIGONI INIZIO´ CON CONFLITTO A GAZA. ´CI MANDAVA CRONACHE QUOTIDIANE. Vittorio Arrigoni, il volontario legato al mondo delle ong rapito a Gaza, aveva iniziato a collaborare con ´Il Manifesto´ mandando cronache quotidiane sulla guerra. “Vittorio Arrigoni ha iniziato a collaborare con noi mandando pezzi di cronaca sul conflitto a Gaza, dove si trovava come volontario di una ong”, riferisce all´Adnkronos il vicedirettore del ´Manifesto´ Angelo Mastrandrea. “Pur non essendo un giornalista erano testimonianze in presa diretta – prosegue il vicedirettore del quotidiano – Quando e´ esploso il conflitto, gli abbiamo chiesto di fare un diario: erano cronache quotidiane molto vissute tanto che poi gli abbiamo proposto di metterle insieme per farci un libro, poi pubblicato, dal titolo ´Restiamo Umani´”. (adnkronos)