Modica (Catania), 26 mag – La prima sezione penale della Corte di Appello di Catania ha emesso lo scorso 2 maggio una condanna nei confronti di Carlo Ruta, cittadino di Ragusa, accusato di aver gestito un blog che rientra nella definizione di ´stampa clandestina´. La pena da scontare consiste in una multa di 150 euro, ma il condannato non ha alcuna intenzione di darsi per vinto, non solo perché si tratta di trasgredire ad una legge del 1948 che si riferisce solo alla carta stampata, ma anche perché, come spiega il suo avvocato Giuseppe Arnone, una simile causa potrebbe essere il trampolino di lancio per condannare una serie infinita di proprietari di blog e siti internet non registrati. Tutta questa vicenda nasce dal fatto che sul suo blog Accadeinsicilia, Ruta descriveva una serie di vicende in cui il lavoro dei funzionari della giustizia è stato oggetto di critiche da parte dello stesso autore. Ma la situazione è più complicata di quello che sembra, dal momento che condannare Ruta a pagare la penale significherebbe non solo spianare la strada a tutti coloro che trovano “scomodi” determinati siti internet, ma soprattutto ignorare “i principi costituzionali che garantiscono la libertà di stampa e d’informazione, elementi fondamentali per la democrazia”, come spiega il legale dell’imputato che dichiara anche di voler rivedere la causa in Cassazione, prima di dichiararsi sconfitti. Del resto il blog, aperto nel 2001 e rimasto attivo fino al 2004, non pubblicava articoli a scadenza giornaliera, il che dovrebbe rendere immediatamente inconsistente la legge in questione che parla, appunto, di quotidiani. In quanto aggiornato in maniera non continua e sistematica, quindi, la proprietà virtuale dell’imputato sarebbe da considerare uno strumento di mera documentazione, anziché un prodotto giornalistico, due definizioni probabilmente simili, ma di certo tutt’altro che identiche. (ilquotidianoitaliano.it)