Roma, 30 lug – Bombe Nato contro la televisione di stato libica per ´´ridurre al silenzio il colonnello Gheddafi´´, giornalisti uccisi e feriti, l´emittente che continua a trasmettere con il suo direttore che denuncia ´´un atto di terrorismo internazionale´´. Ma gli insorti avanzano, secondo un loro comunicato, verso la roccaforte di Gheddafi tra le montagne occidentali, Tiji, dove sarebbero schierati ancora almeno 500 soldati governativi. Nel contempo a Bengasi il Consiglio nazionale di transizione (Cnt), non avendo ufficialmente chiarito cosa vi sia dietro l´uccisione del generale Abdel Fatah Younes, alleato di Gheddafi fin dal 1969 e inaspettatamente passato con i ribelli a meta´ febbraio, nomina una ´´una commissione d´inchiesta´´ ad hoc. Oggi per la Libia e´ stata un´altra giornata di guerra e propaganda, senza ´movimenti´ diplomatici dichiarati. Chiaro e deciso invece, il video-comunicato dell´Alleanza Atlantica in cui stamane il colonnello Roland Lavoie ha affermato che nella notte gli aerei della Nato hanno messo a tacere ´´con raid di precisione … tre ripetitori satellitari della televisione libica … per impedire a Gheddafi di usarli per intimidire e incitare ad azioni violente contro il suo popolo´´. La tv al Jamahiriya in lingua inglese ha pero´ continuato a trasmettere e il suo direttore Khaled Bazilia ha denunciato ´´la morte, mentre stavano esercitando la loro professione di giornalisti libici, di tre nostri colleghi e il ferimento di altri 15´´. ´´Siamo dipendenti della tv ufficiale libica – ha aggiunto – Non siamo un obiettivo militare, non siamo comandanti dell´esercito, non siamo una minaccia per i civili … Abbiamo il diritto di lavorare in luoghi protetti dal diritto nazionale e internazionale´´. Il portavoce Nato si e´ limitato a commentare che ´´non c´e´ alcuna prova che vi siano state vittime´´. Intanto la nomina di una commissione d´inchiesta degli insorti a Bengasi sull´uccisione del generale Younes fa seguito ad una ridda di ipotesi e attribuzioni di responsabilita´ che non hanno affatto chiarito i dubbi. Mentre perde sempre piu´ consistenza l´idea che sia stato Gheddafi a ordinarne l´uccisione, lealisti e insorti fanno rimbalzare la ´palla del colpevole´ dai terroristi integralisti di al Qaida (´´vogliono aumentare la loro influenza nella regione´´ dell´Est libico in mano ai ribelli) a un gruppo armato della sua stessa tribu´ (´´il capo e´ stato arrestato, e´ in carcere ed ha confessato´´). Le superpotenze della Nato, Francia, Gran Bretagna e Usa hanno dal canto loro invitato gli insorti alla ´´prudenza´´ nelle attribuzioni di responsabilita´ e ´´all´unita´ ´´ in merito all´obiettivo finale di rovesciare Gheddafi. Oggi il Cnt ha annunciato che ´´in attesa che vengano prese altre decisioni, il capo ad interim delle forze armate di Bengasi e´ ora Suleiman Mahmoud al Obeidi´´, uno dei piu´ stretti collaboratori di Younes, appartenente alla sua stessa tribu´, quella appunto degli al Obeidi. (ansa)