Ankara, 5 ott – Per rampognare la Turchia e i suoi limiti alla liberta´ di espressione, la Commissione europea avrebbe fatto leva anche su un noto serial televisivo turco che e´ stato multato perche´ dipingeva come beoni e donnaioli i sultani ottomani di cui il paese va fiero. La circostanza viene segnalata dal diffuso quotidiano turco Milliyet citando il capitolo sulla Turchia del rapporto che la Commissione Ue sta per pubblicare sul processo di allargamento dell´Unione. Il dossier, secondo il giornale, afferma che nonostante aggiustamenti normativi la Turchia ha fatto solo parziali progressi nella tutela della liberta´ di espressione e, come esempio, viene citata la multa inflitta ai produttori della popolare serie ´Muhteshem Yuzyil´, il ´Magnifico secolo´: lanciato l´anno scorso, il serial aveva raccolto ascolti e polemiche perche´ descriveva vicende di sultani ottomani ´´amanti dell´alcol e delle donne´´, ha ricordato oggi Milliyet sintetizzando il rapporto. Solleticando l´audience, la prima serie partita a settembre 2010 indugiava sull´harem, dove per giunta si sbevazzava: troppo, per un paese ´´al 99% musulmano´´, come ama ricordare il premier islamico-moderato Recep Tayyip Erdogan che, da pio osservante, notoriamente non beve e ha dedicato parte della sua campagna elettorale di quest´anno a denigrare le scappatelle erotiche di esponenti di un partito concorrente vittime di intercettazioni illegali. Dopo la batosta pecuniaria, attualmente il barbuto protagonista del serial continua a ricorrere sugli schermi fra tende e cavalli, ma non si nota vino: le donne poi compaiono ben coperte e alquanto defilate. La multa si inserisce in un revival ´´neo-ottomano´´ fatto soprattutto di mostre che accompagna un´omonima tendenza di politica estera tesa a far sentire l´influenza turca in paesi considerati affini perche´ un tempo inseriti nell´impero della Sublime Porta: dall´Algeria all´Iraq, dalla Somalia ai Balcani arrivando fino alle steppe ex-sovietiche grazie alle affinita´ linguistiche e ad altro retaggio storico. La tutela dell´immagine televisiva dei sultani ottomani, secondo i funzionari di Bruxelles, lede pero´ la liberta´ di espressione che e´ uno dei vari punti deboli della democrazia turca, come del resto hanno gia´ sottolineato piu´ volte la stessa Commissione Ue ma anche – fra gli altri – il Consiglio d´Europa, Amnesty International e l´opposizione socialdemocratica al premier Erdogan. La censura su internet e le decine di giornalisti in carcere sono solo conferme di critiche che il governo respinge sostenendo che il filtraggio sul web serve a proteggere i minori dalla pornografia e i reporter dietro le sbarre hanno collaborato a tentativi di golpe militare anti-Erdogan. La Commissione si permette di tranciare giudizi sulla Turchia dato che questa e´ candidata all´ingresso nell´Unione dal 1999 e conduce un negoziato che pero´ e´ bloccato fin dal suo avvio nel 2005 a causa di veti ciprioti e remore franco-tedesche nonostante Italia e Gran Bretagna auspichino uno strategico contributo turco alla costruzione europea. (ansa)