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Etica & professione: guerriglia a Roma, non è un infiltrato ma un giornalista del Tempo l´uomo segnalato in una foto da Repubblica.it.

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Roma, 16 ott – Il 14 dicembre fu l´uomo con la pala. Ora è l´uomo con la barba. Nuova brutta figura per i dietrologi del web. Dopo quella del 14 dicembre 2010, quando si svelò che l´uomo con la pala, presunto infiltrato, era in realtà un 16enne, stavolta la figuraccia viene smascherata da Il Tempo. L´uomo con occhialoni neri, barba incolta, capello folto e disfatto, prima presente in via Cavour poi ancora in piazza San Giovanni è un giornalista de Il Tempo e si chiama Fabio Di Chio. Il Tempo poi presenta un´intervista allo stesso Di Chio in cui neanche troppo velatamente si attacca Repubblica.it, rea di aver dato credito alle voci che venivano dalla rete. Fabio che ci facevi lì gli chiede il collega de Il Tempo. ´Vabbè, vaneggi come quelli sulla Rete. Ma dove dovevo stare?´ Vero, al posto giusto nel momento giusto. ´Ecco, finalmente. Sono arrivato alle due e mi sono messo vicino a una banca. Diremmo ´obiettivo sensibile´. Scelta azzeccata. Infatti dopo un po´ sono arrivati quei ragazzetti che hanno cominciato a sfasciare tutto. Poi uno di loro, con una mazza e uno straccio, ha messo fuori uso una telecamera. Subito dopo una ragazza ha chiesto ai fotografi di non scattare. Hanno preso di mira anche loro, tanto che uno c´ha rimesso la macchina”. Il Popolo viola ha lanciato un´inchiesta per scoprire la tua identità. “Con tremila “mi piace” e una serie di frasi che fanno davvero impressione. Non mi ero accorto di nulla oggi pomeriggio, fin quando mi ha chiamato un anziano cronista”. Spiega Di Chio: “Mi stupisce lo faccia una testata on line così importante. Eppure sono un collega, tanti di Repubblica mi conoscono. I fotografi lo sanno tutti che sono io tanto è vero che nessuno, di altri giornali on line, s´è sognato di fare ipotesi su quella mia immagine. Mi hanno chiamato tanti colleghi di altri giornali chiedendosi come mai il giornale di Mauro lasciasse in Rete quella foto adombrando un mistero che non c´è. In questa fase, in una situazione così delicata voglio dire, bisogna fare grande attenzione su ciò che si pubblica”. (romatoday.it)_____________________________________________LE IPOTESI SULLA SUA IDENTITA´ HANNO ALIMENTATO COMPLOTTI. Roma, 17 ott. La sua foto ha «animato» il web (e non solo) per diverse ore. Le ipotesi sulla sua identità hanno tenuto banco nelle discussioni indignate. La didascalia aumentava la suspence: «Chi è l’uomo con il giaccone accanto ai black bloc (e alla polizia)?». Funzionario di polizia? Infiltrato? Uomo dei servizi? Castelli (e ipotesi) mandati in frantumi dalla banalità delle spiegazione dell’«uomo con il giaccone». «Sono arrivato alle 14 e mi sono messo vicino a una banca», ha raccontato in un’intervista al Tempo Fabio Di Chio, giornalista appunto del Tempo e «uomo con il giaccone» conosciuto (e riconosciuto) da molti giornalisti e fotografi che, mentre la caccia all’uomo e l’inseguimento virtuale dilagavano, tentavano di svelare il mistero. Fabio Di Chio, nell’intervista racconta i suoi «movimenti» vicino alla banca. «Diremmo obiettivo sensibile». Scelta azzeccata. «Infatti, dopo poco sono arrivati quei ragazzetti che hanno cominciato a sfasciare tutto». L’ipotesi complottistica scappa (dalla testa) quando la realtà non vuole piegarsi alle attese. L’incapacità ad accettare quanto è avvenuto a Roma ha portato fuori strada. La devastazione furibonda da parte di un gruppuscolo che ha messo in scacco la città e zittito masse di persone di ogni età che avevano da dire prima che distruggere, ha alimentato la voglia di identificare un colpevole che fosse altro. Che non stesse in mezzo a chi si riteneva dalla parte «giusta». L’uomo con il giaccone era immobile, appoggiato al muro a pochi centimetri dalla devastazione. Capello incolto, come la barba non rasata, occhiali scuri e presenza reiterata: in via Cavour con sguardo glaciale mentre i black bloc devastano una vetrina; in piazza San Giovanni: ancora con il suo sguardo «glaciale». Ma come, lì in mezzo, completamente immobile? La cinematografia, in questi casi, è un buon alimento. E tanti telefilm sulla Cia hanno aguzzato gli ingegni. Il popolo della Rete ha ancora tanti entusiasmi sulle proprie capacità di fare storia. E svelare le storie. Qualche volta, però, pecca di ingenuità (ne è un esempio il caso di Amina Arraf, la blogger gay diventata simbolo della rivolta in Siria, che si è poi svelato essere un ragazzo quarantenne della Georgia). Ammettiamolo, però, impossibile dimenticare pure la realtà di tante manifestazioni sobillate più che sedate da «oscure forze» che spesso si sono poi ritrovate nelle forze dell’ordine. L’uomo con il giaccone, e il suo inseguimento digitale, pongono allora una domanda urgente. Cosa dovrà imparare la Rete e il suo popolo per non perdersi, di quali strumenti dovrà dotarsi per non perdere credibilità? (corriere.it)__________________________________________IL NOSTRO CRONISTA NON E´ L´UOMO NERO DEGLI SCONTRI. Roma, 18 ott – No, non basta. Non basta l´intervista sfottò all´«uomo nero». Non è sufficiente neanche spiegare che Fabio Di Chio non è un infiltrato, né il comandante dei devastatori di sabato. E neppure raccontare che Fabio è semplicemente il cronista del Tempo che si trovava nel pieno degli scontri perché quello è il suo dovere: raccontare i fatti. E per raccontarli devi starci dentro. Niente. Non basta. La Rete non ci crede e rilancia le ipotesi più fantasiose. E allora ditelo. Vi piace essere presi per i fondelli. E va bene. Eh sì. L´avete scoperto. Ecco una carrellata di rivelazioni. Di Chio era lì, a Berlino mentre cadeva il Muro, dietro William e Kate, sull´aereo che riportava l´Italia campione del mondo dell´82 e nella fontana di Trevi mentre si girava la Dolce Vita. E avanti così, la verità non conta nulla. Tutto comincia domenica. Repubblica.it mette in Rete una foto di due teppisti che rompono una vetrina e il nostro cronista con una didascalia inquietante: «Testimone impassibile davanti all´assalto di una banca». Mistero. Comincia l´inseguimento virtuale. L´ordine è: scovatelo. Naturalmente è un festival di letteratura di dietrologia. Il Tempo pubblica ieri la vera storia. E finalmente Repubblica corregge. Arriva in soccorso Corriere.it che racconta la vicenda. Cioè, la verità. Ma commette un altro errore affermando che Di Chio era già stato avvistato vicino un altro «obiettivo sensibile». E rimanda a una vicenda in cui il nostro giornalista non c´entra nulla. Dagospia riporta correttamente la storia e on line dilaga pure lo sfottò a chi, subito, aveva trovato rifugio nella teoria complottista. Ma far notare con un minimo di ragionevolezza come stanno le cose alle volte può essere pericoloso. Giù insulti, offese, minacce, contumelie, oltraggi, insolenze, impropreri e villanie. Per tutti costoro non ci sono risposte da dare. O forse ce n´è una sola. Una pernacchia. Anzi, direbbe Eduardo, ´nu pernacchio, quello classico. «Perché ´o pernacchio può essere di due specie: di testa e di petto. Noi li dobbiamo fondere». Eccolo fuso, allora. Un bel vassoio per tutti i gusti. Fabio Di Chio sulla luna. Fabio Di Chio a fianco al Papa. Fabio Di Chio sulla prima pagina del Time. Avremmo potuto continuare all´infinito. Fabio Di Chio che segna il gol del derby. Fabio Di Chio che s´infiltra a Yalta con i Grandi della Terra. Fabio Di Chio con Napoleone a Waterloo. E fino ad andare indietro nella storia con Giulio Cesare che pronuncia la famosa frase: «Tu quoque, Di Chio, fili mi!». (Fabrizio dell´Orefice, iltempo.it)

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