Milano, 7 ott – «Il Nobel all´attivista yemenita Tawakkul Karman è un grande riconoscimento alle donne e ai giovani arabi. Tenuto conto della difficile situazione politica e sociale nel paese, ancora non sappiamo come andrà a finire, ma indietro non si torna perché – usando i social network e gli altri mezzi di comunicazione – le donne e i giovani hanno messo in atto un meccanismo di cambiamento in modo indipendente rispetto alla politica e ai mullah, ai giudizi delle famiglie e degli sheykh tribali» spiega il professore Alberto Angelici, coordinatore scientifico del programma di cooperazione universitaria tra Roma Sapienza e l´ateneo di Sanaa. E proprio dall´università della capitale yemenita è partita la scintilla che ha innescato le proteste, trascinando in strada giovani di diversa estrazione sociale e culturale.Anche se all´università le donne sono soltanto il 13% delle matricole, molte hanno infranto il tabù della segregazione di genere nel momento in cui i loro padri, mariti e fratelli sono stati arrestati nell´ondata di repressione seguita alle manifestazioni non violente. Il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh ha reagito alla loro presenza nelle strade accusandole di “non essere delle buone musulmane”. Le sue invettive sono però cadute nel nulla, perché le yemenite hanno continuato a dimostrare con il sostegno del movimento islamico d´opposizione Islah, cui fa capo anche Tawakkul Karman facilmente riconoscibile per il foulard rosa a fiori che risalta tra i tanti niqab neri che ci sono a Sanaa. Arrestata a gennaio, la giornalista trentaduenne è sposata, ha due figli ed è presidente dell´associazione “Donne senza catene”. In cella era rimasta per poco, perché a quelle latitudini l´onore di intere famiglie, clan e tribù passa sul corpo delle donne. E in una società dove i legami tribali ancora hanno un peso non irrilevante, Karman non poteva restare a lungo in prigione. Tornata in libertà, Karman è stata minacciata da una banda armata di coltelli ma, consapevole che si trattava di un «momento storico», ha continuato a prendere parte alle proteste non violente segnate da due eventi chiave: il 18 marzo l´uccisione di una cinquantina di dimostranti da parte dei cecchini appostati sui palazzi governativi nei pressi dell´università di Sanaa, seguita dalla defezione di funzionari governativi e generali dell´esercito come il potente Ali Mohsin al-Ahmar; il 3 giugno l´attentato al palazzo del presidente Saleh, trasportato in un ospedale saudita da dove è rientrato il 24 settembre. Ora, nonostante la mediazione del Consiglio di cooperazione del Golfo, il presidente Saleh non sembra voler lasciare il testimone all´opposizione. E infatti ha dichiarato che si ritirerà soltanto se i suoi avversari non si presenteranno alle urne. Ipotesi ovviamente priva di senso. Intanto le attiviste già pensano al dopo-Saleh rivendicando «un ruolo nello riscrivere la Costituzione, perché non ci accontentiamo di aver fatto numero nelle manifestazioni di piazza», sottolinea l´attivista e intellettuale Jamila Ali Raja, già consulente del ministero degli Esteri. In effetti sarebbero molte le innovazioni da introdurre in ambito giuridico: la violenza in famiglia non è reato e le donne restano minorenni a vita e a prendere le decisioni per conto loro è un guardiano che può decidere di darle in matrimonio quando sono ancora bambine. I cambiamenti nel sistema giuridico dovrebbero però andare di pari passo con quelli sociali, perché l´istruzione femminile lascia a desiderare (solo il 31% delle bambine è iscritta alle elementari e alle medie la percentuale scende al 24), il tasso demografico è altissimo (le yemenite hanno in media 5,3 figli, nel 1990-95 erano 7,7) e il tasso di mortalità per parto è il più alto della regione, e in parlamento siedono soltanto tre deputate. Senza dimenticare l´economia, perché il reddito medio pro-capite è di soli 1.060 dollari l´anno, un terzo della popolazione soffre la fame cronica e il 41,8% vive con meno di 2 dollari al giorno. E sono proprio queste le sfide che un giorno si troverà ad affrontare il governo di transizione, in cui probabilmente siederà anche il Nobel per la pace Tawakkul Karman. (ilsole24ore.com)