Il Comitato di redazione del Gambero Rosso si fa carico delle preoccupazioni dell´azienda per la riorganizzazione della redazione romana, ma non accetta alcune conclusioni ritenendole non in linea con gli obiettivi proclamati.
Si chiede di portare – direttore escluso – da 10 a 6 i giornalisti in redazione. Una riduzione che sfiora il 50%. E che sembra molto pesante e poco giustificata con l´andamento dei conti economici della rivista.
Innanzitutto, più che una misura provvisoria per 12 mesi, questa richiesta di Cigs per 4 dipendenti sembra più una prefigurazione di un organico futuro. Cosa che sembra un avvilente ridimensionamento della capacità del Gambero Rosso di produrre contenuti autonomi e indipendenti. Anche perché a fronte di una proclamata riduzione di foliazione e di scrittura, non appare in realtà ci sia nessuna restrizione, anzi: sono stati programmati diversi allegati, uno al mese, proprio per tenere fronte alla raccolta pubblicitaria (fino al 2008 se ne facevano al massimo 4 l´anno). Né dal programma di calendario per la foliazione da poco approvato risulta alcuna riduzione di foliazione nel corpo della rivista che si attesta invece esattamente sullo standard dello scorso anno.
Inoltre, sono stati a inizio anno tagliati completamente le collaborazioni con due storiche firme del Gambero: Andrea Petrini da Francia ed Europa e Rosario Scarpato, da SudAmerica, Asia, Australia. I due prestigiosi collaboratori, oltre a produrre servizi giornalistici e reportage, erano anche autori di notiziari dall´estero. Non sono stati rimpiazzati da nessuno, anzi sono stati caricati i colleghi in redazione delle rubriche che prima realizzavano i due collaboratori.
Inoltre, da oltre un anno a questa parte, la linea aziendale ha portato a tagliare quasi tutti collaboratori esterni avendo ridotto all´osso il budget per il mensile (portato a circa un terzo di quello che era due anni fa).
In questa situazione, l´azienda ha contrattualizzato (a partita iva) un consulente editoriale il cui ruolo sembra sempre più sovrapporsi a quello del vicedirettore. Quindi la catena di comando non si accorcerebbe affatto, semmai cambierebbe veste contrattuale.
Per quanto riguarda poi l´uso del database, il lavoro del Gambero Rosso per tutti i libri realizzati fino ad ora è stata la riscrittura di ogni scheda da pubblicare sui nuovi prodotti editoriali: questo perché siamo un editore di critiche enogastronomiche e non un semplice fornitore di elenchi e indirizzi. Per cui, sia i lettori che i clienti-committenti vogliono prodotti freschi e ad hoc. Il che significa verificare e riscrivere le diverse schede e comporta un laborioso lavoro redazionale di responsabilità e di fiducia, oltre che di conoscenza di quella che è la “filosofia” del Gambero Rosso, marchio che si è conquistato proprio per la sua serietà e autonomia di giudizio la stima degli operatori del settore e dei lettori, oltre che una grande reputazione nel mondo dell´editoria enogastronomica.
Visto, quindi, che giustamente e finalmente l´azienda ritiene di dover mischiare e far girare ruoli e competenze all´interno di tutto il lavoro redazionale (quindi guide-riviet-internet-tv-multimediale) riteniamo che il lavoro dei giornalisti sia centrale e non certo in esubero. Questo sia per i carichi di lavoro, sia per la delicatezza del lavoro, sia perché almeno sette-otto mesi l´anno di accavallano in modo vorticoso i lavori per i diversi prodotti editoriali. Per questo, riteniamo sia da rivedere la gestione e la politica dei contratti a tempo e a progetto, prima dimetter mano a impoverire la redazione di competenze e professionalità.
Di fatto, l´unica certezza finora è che il Gambero ha perso la direzione editoriale del canale satellitare Raisat-Gambero Rosso Channel, in cambio del rinnovo-ponte del contratto di affitto degli studi per un anno (fino alla prossima estate): al Gambero Rosso è rimasto un mero potere estremo di veto in caso di dissidi incolmabili con la direzione editoriale del Canale.
Quando poi l´azienda, nel suo documento, parla di riconquista di un lettorato giovane e di un mensile dallo stile più agile e glamour, non riusciamo bene a capire di cosa si tratti. L´unico risultato visibile sul nuovo numero di febbraio (citato come esempio nel documento dell´azienda) è un impoverimento dell´approfondimento rispetto alle tematiche proprie della testata e care al pubblico che – nonostante piccoli up and down – ci segue fedele da anni. E un innalzamento del target dei servizi di turismo gourmet: St Moritz (grandi alberghi e diverse stelle) e Val Badia non sono certo esempi di turismo agile e giovanile. Né lo sono le verticali di vino con annate spesso introvabili. Questo per dire che non si capisce bene cosa dovrà essere la nuova rivista e in quale direzione ci si muova: se non verso una riduzione di organico definitiva e pesante, fatta passare come temporaneo tampone a dissesti la cui natura è spesso poco chiara.
Inoltre, non si accenna – come invece più volte chiesto dalla redazione – ad alcuna politica di aumento delle tirature e di campagne promozionali di abbonamento proprio per sostenere la vendita della rivista che, nonostante non abbia mai avuto alcun sostegno di nessun tipo, continua ad avere un suo pubblico molto motivato: cosa questa che la rende appetibile sul mercato tanto da aver sollecitato l´investimento dei nuovo proprietari di Grh spa i quali, per altro, si nascondono dietro una fiduciaria senza che si possa sapere – al di là delle affermazioni che lasciano il tempo che trovano – chi sia davvero l´editore del Gambero Rosso. Cosa questa che continua a prestare il fianco a diversi attacchi da parte di lettori e di testate concorrenti che, giustamente dal loro punto di vista, cercano di oscurare il buon nome della nostra testata a loro vantaggio.
Tagliare posti di lavoro giornalistici, in questa situazione, significa solo impoverire e scalfire la serietà e l´autorevolezza di un marchio che invece proprio grazie a queste qualità continua a vivere e a far fatturato mentre molti altri sono in crisi nera.