La Giornata Onu sulla libertà di stampa rappresenta l´occasione per ricordare i principi democratici fondamentali, per rendere un omaggio solenne ai giornalisti che hanno perso la vita nelle zone di guerra facendo il loro dovere, per promuovere azioni concrete finalizzate a difendere la libertà della stampa, per valutare la situazione della libertà di stampa nel mondo.
A Milano celebrazione nell’auditorium “Giorgio Gaber” del Pirellone, per la “Giornata della Memoria dei giornalisti uccisi dalle mafie e dal terrorismo”. L’evento, organizzato dall’Unione Nazionale Cronisti Italiani con Federazione Nazionale della Stampa e Ordine Nazionale dei Giornalisti, per sottolineare la situazione dei giornalisti che, lavorando in zone ad alta densità mafiosa, sono quotidianamente sotto la minaccia della criminalità organizzata. In primo piano anche la lotta contro il progetto Alfano sulle intercettazioni.
A testimoniare il legame tra giornalismo civile e diritti umani l’iniziativa di Amnesty International sezione Italia, che a Milano presenta due serate di film e documentari sul ruolo dell´informazione nelle violazioni dei diritti umani nel XX e XXI secolo.
A Roma invece nei giorni scorsi la Cgil di Roma e del Lazio, raccogliendo l´appello del segretario dell´Associazione stampa romana, Paolo Butturini, ha aderito alla manifestazione tenuta davanti il Senato sulla libertà di informazione, promossa dalla Fnsi, contro le nuove norme bavaglio che il Governo intende introdurre nel disegno di legge sulle intercettazioni.
Altra iniziativa di rilievo è la conferenza stampa organizzata all’Aquila dalla sezione italiana di Reporters sans Frontières. Subito dopo la conferenza stampa, sul sito di Rsf verrà pubblicata la lista dei 40 “Predatori della Libertà di Stampa nel mondo”. “I commercianti, gli imprenditori e i magistrati italiani non solo le uniche vittime delle organizzazioni criminali come Cosa nostra, la Camorra, la ´Ndrangheta e la Sacra corona unita – scrive Rsf nel suo rapporto -; giornalisti e scrittori italiani sono, anch´essi nella loro linea di mira, dato che espongono al pubblico le loro azioni”. Il testo cita in particolare i casi di Roberto Saviano, “costretto a vivere sotto protezione di polizia permanente”, Lirio Abbate dell´Ansa di Palermo e Rosaria Capacchione, cronista del Mattino di Napoli che “da oltre 20 anni segue e denuncia i crimini della Camorra”. Non manca, inoltre, un riferimento critico al presidente Silvio Berlusconi, che “a novembre 2009 ha minacciato di strangolare gli autori di film e libri sulla mafia, che secondo lui davano una cattiva immagine dell´Italia”.
Intanto Rsf fa la conta dei giornalisti uccisi, ben novantuno nel corso del 2009 e già dieci nei primi mesi del 2010.
Rapporto annuale di Freedom House
In anticipo rispetto agli altri anni giunge il rapporto annuale sullo stato di salute della stampa mondiale edito da Freedom House. Lo studio mette in luce una sensibile diminuzione della libertà di stampa mondiale per l´ottavo anno consecutivo, producendo un quadro globale in cui solo una persona su sei vive in paesi con una stampa libera.
L´Italia è al settantaquattresimo posto nel mondo. L´unico Paese tra le grandi democrazie occidentali ad essere considerato “Partly Free” (parzialmente libero) è il nostro. L’unico paese dell´Europa che “conta” ad avere la libertà di stampa minacciata dall’attacco delle istituzioni è il nostro. Siamo in compagnia di Benin, Hong Kong e India. Se volessimo trovare un “cugino europeo” che stia peggio di noi dovremmo guardare ai paesi dell’Est o addirittura alla Russia.
Per Freedom House la concentrazione dei media nelle mani di un solo soggetto e la pesante interferenza del governo sull’operato dell’emittente pubblica, confermano lo stato dell’Italia come paese parzialmente libero. Scrive FH “In Italia, un paese già classificato l’anno scorso come Partly Free, le condizioni sono peggiorate quando la stampa si è scontrata con la sfera personale del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dando vita ad azioni legali contro le principali testate italiane e straniere e, soprattutto, introducendo la censura dei contenuti critici da parte dell’emittente pubblica.”
“L´Italia rimase stabile nella categoria parzialmente libera – scrive Karin Karlekar, che ha curato il rapporto per l´organizzazione – registrando un lieve calo di punteggio a causa dei tentativi palesi delle autorità di interferire sulla politica editoriale delle varie testate”.