ASR: il bilancio di fine anno

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Care colleghe e cari colleghi,

il 2020 è stato l’anno della pandemia, un anno di grande sofferenza per il Paese, di sacrificio e di impegno, di paure e di solitudini ma anche di serietà e rispetto delle regole.

Il giornalismo ha giocato un ruolo importante.

Non ha mai smesso di funzionare, di informare correttamente i cittadini. E’ stato riconosciuto dallo Stato il ruolo di servizio pubblico incomprimibile.

La necessità di avere una informazione corretta e terza non ha però invertito la rotta del declino del settore industriale nel suo complesso.

Il tracollo della pubblicità e in alcuni casi delle vendite cartacee, nonostante una crescita notevole degli abbonamenti digitali, ha determinato nuovi ed ulteriori stati di crisi affrontati con gli strumenti dell’emergenza Covid tra ammortizzatori sociali specifici per i dipendenti e bonus per i colleghi autonomi con il loro lavoro ridotto o azzerato.

Un ulteriore avvitamento di una situazione già difficile per tutto ciò che non fosse grande emittenza pubblica e privata.

Il pianeta Inpgi con le sue incertezze e scossoni determinati da un deficit profondo (250 milioni di passivo nell’ultimo bilancio e una previsione di passivo per il prossimo di 225 milioni) è un prisma dal quale analizzare tutte le sofferenze e tutte le criticità da affrontare con forza e rapidità.

INPGI

Una discussa manovra di assegnazione in un apposito fondo degli immobili dell’Inpgi con relativo sconto fiscale avvenuta all’inizio del decennio non è stato nient’altro che maquillage. Ha solo evitato che l’allarme per i fondamentali dell’Istituto, già evidente per la diminuzione del numero dei giornalisti dipendenti e l’aumento dei pensionati, si aprisse con anni di ritardo.

Tutti coloro che hanno osservato la situazione dell’ente previdenziale senza pregiudizi hanno sottolineato da tempo come lì dentro implodessero tutte le difficoltà del nostro mondo. 

A fronte di un aumento della produzione, di pagine prodotte di quotidiani e periodici, di lanci di agenzie, di siti web da gestire e da riempire e indicizzare, il numero dei giornalisti dipendenti è crollato (-25%) mentre sono esplose le collaborazioni coordinative e continuative e le partite iva. Segno di una mutazione del dna della professione e delle sue regole contrattuali in linea con quanto accadeva nel mondo del lavoro del resto del paese, sacrificando sull’altare della flessibilità non solo il rispetto delle regole contrattuali (dall’impiego abnorme dei pensionati nelle redazioni dopo gli stati di crisi ai falsi cococo e partite iva con ruoli e funzioni di articoli 1 ,2 , 12 e 36) ma anche le garanzie di autonomia e indipendenza dei giornalisti garantite dal contratto Fnsi/Fieg per il buon e imparziale funzionamento dell’informazione.

Negli ultimi due anni per rimpolpare una base assottigliatasi all’osso di fronte a una crescita dei pensionati è stata proposta l’araba fenice dell’ingresso dei comunicatori, una fake news, conclamata dalle ultime decisioni reali del Governo che escludono l’arrivo di tutti i comunicatori in Inpgi.

Si muoverà qualcosa sul fronte dei comunicatori forse solo dal futuro contratto del pubblico impiego, l’unico luogo dal quale possono arrivare numeri certi per il loro inquadramento.

Ma proprio il pubblico impiego avrebbe da tempo potuto rappresentare un luogo nel quale raccogliere contratti, diritti e posizioni contributive. La specificità professionale dei colleghi che lavorano negli uffici stampa avrebbe dovuto e dovrebbe passare da un nuovo contratto di lavoro, il terzo vista la cessazione del contratto Fnsi con Uspi. In questo l’azione del sindacato non può essere di attesa degli eventi ma deve favorire percorsi certi a colleghi i cui diritti, legati alla professione, attendono ancora pieno riconoscimento.

Su Inpgi Stampa Romana ha proposto di fronte a problemi strutturali non risolvibili con manovre insostenibili di ingegneria finanziaria e sociale (per intenderci, il patrimonio dell’inpgi 2 dei lavoratori autonomi con una prospettiva di pensione di 1000 euro l’anno a protezione del buco di bilancio delle pensioni inpgi 1) la strada della garanzia pubblica, chiesta recentemente dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e indicata dal presidente Carlo Verna nella conferenza di fine anno con il Presidente del Consiglio Conte e rilanciata da un appello pubblico di centinaia di colleghi e colleghe al Presidente della Repubblica Mattarella.

Ancora oggi la principale obiezione alla garanzia pubblica è che sarebbe esclusa dalla legge della privatizzazione dell’istituto del 1994.

Si dimenticano alcuni fattori fondamentali:

l’Inpgi è l’unica cassa privatizzata sostitutiva dell’Inps in base alla legge Rubinacci;

la natura pubblica dell’Istituto è stata confermata da una sentenza della Cassazione del 2008 e dall’inserimento di questo ente all’interno di un elenco enti pubblici da parte della ragioneria generale dello Stato;

proprio nella recente finanziaria lo Stato dopo anni di latitanza si  fa carico degli oneri e del costo degli ammortizzatori sociali, della parte di assistenza dell’Inpgi. Ma cosa è la parte di assistenza se non una parte fondamentale di un ente sostitutivo dell’assicurazione generale obbligatoria di lavoratori dipendenti? E cosa è il rimborso dello Stato a pié di lista se non una forma di garanzia pubblica? 

Rispetto ad inpgi 1 quale altra cassa privatizzata è cassa di lavoratori dipendenti? Scorriamo l’elenco. Avvocati, farmacisti, veterinari, geometri, commercialisti, notai, medici, ingegneri e architetti, consulenti del lavoro, agenti di commercio, ragionieri, psicologi, biologi, infermieri, periti industriali. La risposta è semplice.

Il tutto all’interno della corniche chiara dell’articolo 38 della Costituzione: il diritto alla pensione deve essere assicurato a tutti i lavoratori.

LO SGUARDO DI INSIEME

Osservato il prisma Inpgi abbiamo però il dovere di allontanarci. Perché si corre il rischio, se si osserva tutto il nostro mondo da quel prisma, di farlo diventare un buco della serratura.

Inpgi ha una soluzione se si affrontano con serenità, senza insulti all’interno della categoria ma anche con decisione e senza rinvii sine die (o semestrali) tutti i nodi del settore.

Ecco perché qualche mese fa abbiamo approvato un documento che qui richiamiamo sulla legge di sistema.

Una legge di sistema vecchia, appartenente a ere geologiche fa, non può più governare un sistema dell’informazione profondamente cambiato.

Nel richiamare la nostra proposta indico i passaggi essenziali.

L’equo compenso, assolutamente centrale nell’ottica di una sua approvazione rapida, il cui tavolo si è ricostituito per un ricorso al Tar vinto da Stampa Romana, è un elemento di equità fondamentale per tutto il sistema. 

I prepensionamenti non possono essere uno strumento di distruzione del lavoro a carico prima dello Stato e poi dell’Inpgi ma una possibilità di flessibilizzazione corretta che deve essere imputabile in larga misura sulle imprese che li chiedono.

I benefici pubblici rappresentano una leva sacrosanta se creano occupazione e se la creano anche a beneficio delle fasce più fragili: giovani ed esodati.

La riforma dell’Ordine dei giornalisti la cui struttura portante dimostra tutti gli anni in campo è ineludibile. Perché se il mondo dell’informazione è cambiato, se ci sono spazi anche per la comunicazione e per tutte quelle professioni che spostano le notizie da un punto all’altro del mondo digitale è possibile farlo partendo proprio da una riforma precisa e puntuale senza sovrapposizioni tra le due funzioni dell’ordine. Da lì passa anche una identità professionale modificata. Rilancio una definizione: il giornalismo oggi è giornalismo di notizie, di informazione ma anche di relazione con i cittadini, di conversazione attraverso i media sociali.

Questo è il segnale di una epoca che ha abbattuto gli steccati rassicuranti delle mediazioni professionali. I nostri altari si sono ridotti e il “sacerdote” dell’informazione deve dire messa con i fedeli. Su questo orizzonte Stampa Romana continuerà a sostenere ogni progetto di cambiamento a partire dal dato più semplice, la massima partecipazione di giornaliste e giornalisti ai loro organi di rappresentanza, dall’Ordine al sindacato, attraverso la partecipazione e una partecipazione moderna, digitale. Qualsiasi strumento, come quello recentemente varato dall’Ordine dei Giornalisti, di partecipazione al rinnovo delle cariche elettive con il voto elettronico va salutato con estremo favore.

Se la riforma interna dei nostri organismi è l’unica garanzia per proteggerli e rilanciarne la funzione, non possiamo non chiedere alla politica atti chiari di responsabilità. Su liti temerarie e carcere per i giornalisti ci attendiamo che il Parlamento prenda atto delle decisioni della Cedu europea e del chiaro indirizzo della Corte Costituzionale. La riforma, attualmente in discussione in Parlamento, cancellando il carcere, può però aggravare le condizioni economiche dei colleghi, con riforme pesantissime delle sanzioni economiche e/o con una specie di tour giudiziali per affrontare procedimenti aperti nei confronti di colleghi e colleghe nei tribunali più impensati del nostro paese e non risolve la questione delle liti temerarie civili.

Su questo fronte noi ribadiamo l’assistenza ai colleghi più esposti alle minacce e alle querele temerarie, con il decalogo che abbiamo scritto con Ossigeno per l’Informazione e il Sindacato Cronisti. Uno strumento utile e pratico.

STAMPA ROMANA E LA PANDEMIA

In un periodo così complesso con una data che rimarrà nella memoria di tutti, il 9 marzo, in cui le nostre vite sono state ribaltate con i colleghi, i cdr e le aziende impegnati a gestire la pandemia dentro e fuori le sedi di lavoro, abbiamo fatto anche noi uso dello smart working per non far mancare mai l’assistenza dei colleghi.

Non abbiamo mai chiuso l’attività sindacale per un solo giorno.

Siamo stati la prima associazione territoriale a considerare applicabile al settore la cassa in deroga Covid prevista dal Cura Italia. Ritenevamo essenziale che non saltassero posti di lavoro grazie al blocco dei licenziamenti collettivi ed individuali e che, se non c’erano abusi da parte delle aziende editoriali, si garantisse la continuità nell’occupazione.

Per essere chiari, non abbiamo firmato, e lo rivendichiamo, il piano di crisi del Corriere della Sera perché non ce n’era bisogno – i fondamentali economici della testata di Cairo erano positivi ed oggi lo stesso Cairo esalta dati impensabili di incremento degli abbonamenti digitali alla testata – e invece abbiamo firmato stati di crisi Covid quando era evidente che esistevano ed esistono testate in enorme difficoltà di distribuzione o di riduzione di pubblicità su cui basavano e basano la propria sopravvivenza.

Lo smart working, una necessità da gestire con attenzione ed estrema cura ma anche una sfida per il sindacato, ha consentito a Stampa Romana di lanciare una intensa campagna di formazione tutta spostata sulla frequenza in remoto, sui webinar. 

Contiamo di potenziare nel prossimo anno questa modalità d’uso di formazione e di sportelli in modalità digitale perché così dal punto di vista dei servizi saremo ancora più vicini ai nostri iscritti.

Una attenzione estrema alle necessità delle colleghe quando minacciate, insultate, vessate per il loro lavoro, è stato anche il segno dell’azione della Commissione Pari Opportunità. Anche qui il segno è quello di non fare sconti a nessuno, di essere incisivi e attenti ad ampio spettro, sapendo che l’obiettivo sindacale resta quello di identici diritti, identiche retribuzioni, identiche opportunità di crescita professionale, identica difesa da licenziamenti e azioni aggressive da parte delle aziende.

Chiudo con una azione concreta che ci deve inorgoglire e che rappresenta il nostro biglietto da visita per chiedervi il rinnovo dell’iscrizione.

Durante la pandemia in tre circostanze abbiamo aiutato i colleghi più fragili con il bonus Covid da 250 euro.

Il nostro bilancio sano e solido ci ha consentito di aiutare i più deboli agendo in chiave di redistribuzione delle risorse all’interno del sindacato territoriale.

L’aiuto arrivato dal gruppo dei pensionati di Stampa romana, dei comitati di redazione, come quello del Corriere della Sera, di singoli e stimati colleghi, ci conferma che la strada percorsa, una strada di solidarietà, di attenzione sociale, di credibilità, sia quella giusta.

Intendiamo percorrerla insieme a voi anche per il prossimo anno.

Buon 2021!

Lazzaro Pappagallo

Segretario Associazione Stampa Romana