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Palinsesti Rai, Cdr Approfondimento: l’informazione non si misura “a ore”

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La Rai non ha aumentato le ore di informazione offerte, ma di comunicazione aziendale: l’informazione la fanno i giornalisti, non l’editore e quella che è aumentata è solo l’offerta di comunicazione desiderata, prodotta e imposta dall’Amministratore delegato della Rai.

Oggi l’Amministratore Delegato è l’unico e solo decisore di una serie di spazi del Servizio pubblica senza alcun confronto con i giornalisti, con le rappresentanze sindacali, con il CdA, nè tantomeno con le parti politiche sedute in parlamento.

Non è un’accusa, è cronaca. La riforma Renzi della Rai ha sostituito il controllo del Parlamento con quello del Governo, nel contempo non è stata registrata una regolare Testata per i programmi di Rete, il risultato è stato di trasformare quegli spazi informativi in strumenti di comunicazione diretta dell’Editore assoggettando di fatto i giornalisti delle reti alla volontà del Governo.

“Informazione” è una parola che andrebbe usata con senso di responsabilità: lo impone la Legge sulla stampa, lo manifesta l’evidenza dei rapporti con le forze democratiche con cui l’Azienda dovrebbe confrontarsi.

Se neanche i parlamentari della Commissione Vigilanza Rai possono incidere sull’offerta informativa della Rai, qualche domanda forse è ora di porsela.

Nelle Reti teniamo il conto. Sono passati tre mesi da quando i sindacati uniti hanno chiesto un tavolo per affrontare il nodo dell’identità delle giornaliste e dei giornalisti della Direzione Approfondimento, necessario per garantirci gli strumenti di base per esercitare liberamente il nostro mestiere: ancora non è giunta alcuna risposta.

Lo scorso anno le giornaliste, i giornalisti, estromessi da ogni scelta di programmazione, hanno partecipato insieme a conduttori e Stampa romana (Fnsi) alla prima contromanifestazione di palinsesto, a Napoli. Ovviamente, la notizia non ha trovato grande spazio.

“Siamo passati da 400 ore di informazione del 2023, alle quasi 700 del 2025” ha affermato l’AD Rossi. Ma l’informazione non si misura a chili, non va “a ore”. Dieci chili di Garlasco a quanti etti di disagio giovanile, disoccupazione, malasanità corrispondono?

Per mesi abbiamo costretto i cittadini che non volevano abbandonarsi al voyeurismo di certa cronaca nera a cambiare canale. Magari per informarli su cosa accade nelle carceri sovraffollate, cosa accade in Val di Susa, con il Ponte sullo Stretto, quanti treni sono in ritardo e perché, quante sono le autostrade bloccate, quanto hanno rialzato la testa le mafie, cosa succede a Gaza, dove stanno fioccando i nuovi conflitti di interesse, se siamo più ricchi o più poveri.

Il bisogno di capire e di guardarsi intorno degli italiani deve andare altrove, su altri canali.

L’Amministratore ha vantato di aver eliminato Telekabul, come se l’informazione fosse solo di sinistra. Quindi, una offesa innanzitutto a quei cittadini che di sinistra non sono e che volevano informarsi, ascoltare una voce diversa.

Ma il brand Rai3, al netto della sua importanza informativa, ha un preciso valore economico, che è stato depauperato. Sono soldi. Neanche 12 mesi fa si tagliavano puntate ai programmi di qualità e successo di quella rete ragionando sulla sostenibilità delle spese, poi sono fioccate costose produzioni esterne, e infine ci si è vantati di aver allontanato il pubblico.

Mortificare i lavoratori, il pubblico e il bilancio dell’Azienda non dovrebbe essere motivo di vanto.

Per questo, il Cdr Approfondimento rivendica con forza il diritto delle giornaliste e giornalisti a un incontro con l’Azienda per un tavolo sul rispetto dei diritti dell’Informazione, una regolare testata, e sulla valutazione dell’offerta.

Ricordiamo, infine, che quando l’Azienda si vanta di aver “assunto e stabilizzato 127 giornalisti precari” dovrebbe per correttezza raccontare il numero di nuovi precari introdotti nello stesso periodo con nuovi contratti di consulenza.

  Cdr Approfondimento

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